Archivio di settembre 2011

“Il compagno segreto” di Joseph Conrad.

Scritto il 30 settembre 2011 alle 14:55

Copertina de "Il compagno segreto" di Joseph ConradQuesto è un libro speciale. Innanzitutto lo è perché dopo enne libri comprati autonomamente questo mi è stato donato insieme ad una dedica in prima pagina e poi perché può essere paragonato ad una bella tazza di tè. Le sue 100 pagine scarse, infatti, volano letteralmente da una mano all’altra e, alla fine, – come se si trattasse di una bustina dal gusto arabico – tutte insieme lasciano un sapore strano in bocca. Ti sembra quasi Sei sicuro debba esserci dell’altro che dalla tua testa deve partire.

“Il compagno segreto”, nella quarta di copertina, riporta una frase che potrebbe rapire chiunque sia alla ricerca.

Il compagno segreto spiega come si fa, secondo Joseph Conrad, a diventare adulti: bisogna scegliere, ma ciò significa rinunciare a qualcosa di se stessi, non soltanto ai rami secchi, il che non costerebbe nulla; anche a quelli fioriti, persino ai più belli. E questo è molto più difficile.

Personalmente però, sebbene sia facilmente affascinabile da prospettive di lettura simili, penso sia limitante e limitativo sintetizzare il senso del libro in questa frase. Conrad infatti, attraverso un viaggio in mare, presenta il tema del doppio che esiste in ognuno di noi. Luce e buio, bianco e nero che si mescolano, si riconoscono e convivono in una maniera quasi sorprendente scandendo – in momenti diversi ma mai disgiunti – ciò che siamo.

L’autore sceglie bene, sia i personaggi che il luogo. Il mare si presta perfettamente per rappresentare la vita di ogni uomo: un capitano (o qualsiasi marinaio) quando è in balia di quell’oceano infinito su un mezzo che fa affidamento a vele e vento è legato fortemente alle sue scelte. La nostra vita può vivere momenti di calma e attimi di tempesta che profumano della fine del mondo. Per ripartire però, chiunque avrà sempre bisogno di un cappello che galleggia, un riferimento che sappia farci notare il nuovo moto – indipendentemente dalla direzione. Ciò che eravamo può benissimo trasformarsi in quel simbolo gettato in mare che da un senso alla nuova fase.

Come dicevo però, oltre all’ambientazione, i personaggi sono scelti con cura. Il compagno segreto – un capitano che naufrago e fuggiasco chiede aiuto – si trasforma facilmente nell’Io di ognuno di noi che parla sommessamente, che si intende con uno sguardo e che, sovente, riesce persino a prevedere le intenzioni e agire di conseguenza. Il libro si dipana tra simbolismo e racconto, tra introspezione e avventura in mare aperto. Il naufrago verrà accolto e mantenuto nascosto dal resto dell’equipaggio per dar modo ai due capitani di scoprirsi e capirsi fin quando non arriva il momento giusto per dividersi arricchiti – in maniera diversa – reciprocamente.

Penso che dalla mia descrizione si capisca ben poco del libro ma è altrettanta la mia voglia di non scrivere una vera recensione. Sia perché devo ancora digerire quel tè, sia perché – di quella bustina – avrei da parlarne per ore mentre, come ogni viaggio interiore che si rispetti, bisogna saper vivere sia la scoperta che l’abbandono di quanto affrontato.

Emanuele

PS: si, si nota lontano un miglio che è stata una psicologa a regalarmi questo libro… :-)

PPS: si, leggetelo se – nei libri – sapete leggere oltre le storie.

Enel Energia (l’energia di andarvene a fanc…).

Scritto il 29 settembre 2011 alle 10:41

Se avete bisogno d’aiuto, non contattate l’Enel attraverso la chat sul sito sebbene vi sia scritto “Live chat con un nostro esperto”. :-|

Operatore: Buongiorno, sono Naike 520 di Enel Energia!Hai già visto le nostre offerte commerciali?
Operatore: come posso esserti utile?
Cliente: salve
Cliente: avrei bisogno di attivare un contratto per un mese
Cliente: sono inquilino di un appartamento ma non ho domicilio nè residenza in quella casa, è possibile?
Operatore: luce o gas?
Cliente: luce
Operatore: vi serve solo per un mese?
Cliente: si
Operatore: dovresti attivare per poi disattivare
Cliente: è possibile anche se non ho domicilio o residenza in quell’appartamento?
Cliente: esiste una forma di contratto temporaneo?
Operatore: non te lo so dire
Cliente: (possibilmente con qualche agevolazione)
Operatore: il contatore è presente e disattivo?
Cliente: è presente
Cliente: nel display indica “cessata” come utenza
Operatore: sarebbe un subentro
Cliente: e dunque?
Operatore: in questo caso io ti consiglio di contattare il numero verde per informarti sul fatto di fare il contrtto temporaneo
Operatore: se ti dicono che non e’ possibile lo puoi fare online
Cliente: scusa ma questa chat a che serve se le domande devo farle al numero verde?
Operatore: ci occupiamo di OFFERTE COMMERCIALI
Cliente: e quella di cui ho bisogno io come si configura?
Operatore: ti sto solo dicendo di informarti per vedere se lo puoi fare per un mese
Operatore: sarebbe piu’ conveniente per te
Operatore: altrimenti lo facciamo online subito
Operatore: per me e’ uguale
Cliente: e nuovamente, pensavo di poter usare questa chat per INFORMARMI
Cliente: è ridicolo questo servizio, arrivederci.

L’operatore ha chiuso la chat senza salutare.

Roba da defacciargli il sito.

Emanuele

“Sogni di vetro” di Mariangela Camocardi.

Scritto il 27 settembre 2011 alle 19:53

Il rischio non è propriamente un genere letterario, quanto lo stato del lettore che si accinge a scegliere un titolo. Indubbiamente non è sempre un’idea vincente ma – sono convinto – se si leggono sempre e solo i grandi autori (ben sponsorizzati all’ingresso della libreria) tutti gli altri non hanno la possibilità di ritagliarsi un angolino. Probabilmente molti di voi staranno pensando “ma come! Non conosce la Camocardi!“. Ebbene sì, la mia ignoranza non ha limiti e spazia, con estrema facilità, nell’indice alfabetico delle penne italiane.

Copertina de "Sogni di vetro" di Mariangela CamocardiSogni di vetro, così, è stato un po’ questo per me. Trecento pagine comprate quasi a scatola chiusa che non ho neanche iniziato a leggere la stessa sera in cui ho potuto toccarne la copertina (e può sembrare una banalità, ma – nel mio caso – non lo è).

La Camocardi, nella striscia allegata al libro viene tacciata come “la signora del romance italiano” e, in effetti, non mi sento di dar torto alla definizione. “Sogni di vetro” è tra i più classici romanzi che abbia saputo leggere. Struggente al punto giusto, con una travagliata storia d’amore che fa da fil rouge tra baci incandescenti e notti di passione ambientati in una località non precisata ad alcune ore di carrozza da Milano. A tratti ho avuto paura d’aver comprato un Harmony.

In ogni caso si è fatto ben volere. La qualità totale della storia è ben al di sotto della spettacolarità de La solitudine dei numeri primi o di Un giorno ma… probabilmente la signora del romance avrà i suoi estimatori (la striscia indica centinaia di migliaia di copie vendute).

“Sogni di vetro” racconta il travaglio interiore e lo sconvolgimento esteriore della vita di due persone diverse per età e ceto che rimangono legate in seguito ad una notte di passione incontrollata. Una gravidanza non riconosciuta e grandi quantità d’orgoglio riusciranno a far vivere i due in uno stato d’amore e odio.

Se vi consiglierei di leggerlo? Beh, se “amate il rischio” e siete alla ricerca di un romanzo leggero, leggibile (lo stile è molto scorrevole e dopo De Luca e Baricco mi ci voleva) e senza grosse pretese allora fate pure. Se, al contrario, tra le vostre letture volete annoverare solo grandi nomi e racconti indimenticabili… comprate il libro per regalarlo! :-)

Emanuele

Tu, mio primo.

Scritto il 26 settembre 2011 alle 10:50

Chi ti fermò
andò perduto.
Scegliemmo aria nuova.

Emanuele

PS: che la difficoltà non sta nel trovare le parole, quanto nella metrica – precisa – fissa a 17 sillabe.

…e ‘sti cazzi?!

Scritto il 16 settembre 2011 alle 10:45

Scusate, mi son ripromesso di non parlare più di me su queste pagine e, in effetti, la cosa mi sta riuscendo (e divertendo). Ieri sera però ero dentro l’autodromo di Monza, per l’evento di presentazione della nuova BMW Serie 1 (ok, ho detto due cose che inserite in una frase insieme, a me, fan sbavare…).

Non voglio raccontarvi dell’evento né dell’emozione di entrare nell’autodromo. Piuttosto, ad un certo punto, mentre facevo entra-esci dalle auto esposte (sbav, ma l’ho già detto che…) un ragazzo ferma un mio amico: voleva fargli due domande sull’auto e – serissimo – si presenta esordendo con “ciao, sono un famoso blogger“.

Ok. Fermi tutti. Spegnete la musica, rimettete i veli alle auto. Chiudete i cofani. Fate rientrare le ragazze immagine. F-a-m-o-s-o b-l-o-g-g-e-r.

Cosa ha detto?! Calma, calma calma. Respiriamo e… va bene. Anzi, va benissimo che ti definisci blogger (in mancanza d’altro?!?). Tu scrivi, quindi sei blogger (cogito ergo sum). Bene. Posso anche accettarlo anche se io, per abitudine, se devo scegliere cosa dire di me, preferisco parlare della mia professione (e ok, magari è il tuo lavoro, ma che io sappia – in Italia – solo un paio di persone han tentato di “vivere” facendo i blogger). Ma… “famoso“? Non è uno status che dovrebbe riconoscerti la società? Tu sei famoso se io ti riconosco nella massa. Tu sei famoso se io vengo incontro per stringerti la mano. Tu sei famoso se un grosso gruppo di persone sa chi sei. Tu sei famoso se io avessi saputo prima che saresti stato presente all’evento.

A me questi tipi fan ridere apertamente e posso assicurarvi, ahimé, che sparsi per la blogosfera ce n’è vari. La cosa che più mi diverte è che molti famosi blogger si stracciano le vesti per guadagnare briciole di visibilità e non dormono la notte se gli sponsor non arrivano, così – per fargli un dispetto – li manderei tutti su questa pagina qui (che ho sempre visto queste pagine solo come un gioco).

E’ anche grazie a tipi così che nei primi anni del boom-dei-blog seguivo un po’ quel mondo e poi, pian piano, mi sono defilato nel mio angolino.

Emanuele, blogger dal 2003.

No, dai, Emanuele, scrivilo… ti dico che… – no, dai non posso, mi sembra una cazzata, io neanche dico ai miei amici che ho un blog… – ma si, ma si! – Ok ci provo però… – Fidati cavoli, vedrai che bello…

Emanuele, famoso blogger.

Ohhhh… e ora?!  – e ora… ‘sti cazzi! – Ahaha, lo sapevo, me l’hai fatta…

PS: ma poi, per fare due domande su un’auto, bisogna essere famosi?! :-?

Tentativi e poco più.

Scritto il 14 settembre 2011 alle 10:16

La realtà è che più passano i giorni, più mi sembra di non avervi saputo dir nulla sull’Africa. Quei post che hanno caratterizzato la fine d’Agosto rappresentano un misero tentativo che mi lascia insoddisfatto. L’Africa è stata milioni di altre cose messe insieme e, purtroppo, gli strumenti digitali non permettono di trasmettere le emozioni come mi piacerebbe fare.

Africa - 01 Africa - 02 Africa - 03

Ieri sera – finalmente – ho selezionato un po’ di foto. Flickr limita gli account gratuiti a 200 foto, così il numero è esiguo. Ne avevo scattato oltre 1800 (e quasi altrettante ne avevano fatte gli altri partecipanti del viaggio) così – capite bene – anche questa selezione è un tentativo misero e insufficiente per rappresentare le mie sensazioni. Ognuna di quelle foto nasconde una storia, un momento particolare, odori e sapori.

In ogni caso, trovate le foto qui e se volete vederne qualcuna in più, potete sempre regalarmi un account Pro. Se invece qualcuna di esse vi colpisce particolarmente, segnalatemela e proverò a trasformarla in storia

Emanuele

“Oceano mare” di Alessandro Baricco.

Scritto il 12 settembre 2011 alle 12:21

Oceano Mare - Baricco - copertinaCi sono libri che sono come una zattera per un naufrago. Per quanto tu possa tentare altre strade, l’unica soluzione è accettare di dover convivere con lei fino alla fine. Oceano mare, per me, è stato così. Ho trovato una zattera la settimana scorsa, vagando tra parole non mie. Ho sentito immediatamente di doverne completare il quadro. Una bella citazione, quando ti rapisce, non puoi lasciarla decontestualizzata: dovevo conoscere di più, dovevo scoprire di più. Dovevo avere quel libro e raggiungere la parola “Fine”.

Sembra che il periodo, per lo stile narrativo, non sia dei più propizi. Anche Baricco, dopo De Luca, ha uno stile abbastanza sui generis nel portare avanti i dialoghi o le descrizioni. All’inizio ti da quasi fastidio, non sai se sia stata una scelta saggia avventurarsi in pagine simili. Col tempo però, come per tutti i rapporti coltivati con difficoltà, ci si affeziona in una maniera indescrivibile e – stamattina – ad un giorno dalla fine del libro, quasi, mi manca.

E’ bravo Baricco. E’ bravo perché Oceano Mare è un romanzo che non sembra tale. E’ bravo perché a tratti ti sembra d’avere davanti un giallo e, in certi punti, credi d’aver di fronte poesia, antologia.

La cosa buffa, alla fine del viaggio, è scoprire come la citazione che ti aveva catapultato in quel mondo, non fosse neanche il perno cardine dell’intera storia. Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Così, quel pezzo, per quanto bello, per quanto – per milioni di motivi – possa anche rispecchiare qualcosa che ho dentro, non è neanche ciò che ricorderò con maggior affetto.

Per verificare se anche in voi scatta la molla, vi ripropongo ciò che lessi io, lasciandovi il piacere – perché di piacere si tratta – di scoprire quant’altro di bello potrete tirar fuori da Oceano mare.

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo –Tu sei matto. E per sempre lo amerà.

Tratto da “Oceano Mare” di Alessandro Baricco

Un giorno anch’io – forse – ne riderò per un giorno e mezzo. Per capir questo però dovrete vivere il mare anche voi.

Emanuele

I libri che ho letto.

Scritto il 9 settembre 2011 alle 12:41

Non ho fatto le cose per bene ma mi è stato chiesto (e in effetti andava fatto), così da oggi ho inserito la categoria Libri letti in cui andranno a finire le mie sensazioni sui libri tenuti sul comodino (e, soprattutto, su quelli mantenuti a 20 centimetri dai miei occhi per alcune ore). :-)

Purtroppo sono svogliato, così non ho cercato bene negli anni passati quali altri libri ho letto (e di alcuni, son certo, non ne ho mai parlato) ma almeno verrà più semplice in futuro (e se non si lavora in prospettiva futura, per cosa si lavora?!).

Emanuele