Primavera Maisha.
Mi regala puntualmente un brivido l’idea che tra meno di tre settimane sarò in un angolo del pianeta in cui neanche Google Maps, l’esempio lampante della digitalizzazione compulsiva del mondo in cui viviamo sia mai arrivato. Le immagini riprese dal satellite non hanno una risoluzione migliore di questa e lasciano semplicemente presagire che vivrò in un villaggio di poche anime in cui l’asfalto è qualcosa che tarda ad arrivare. Il non poter vedere oltre, dopo un attimo di smarrimento in cui speravo di capire meglio dove finirò, si è trasformato in regalo.

Non porterò con me strumenti digitali, oltre la fotocamera avrò un vecchio cellulare che utilizzerò solamente a Roma per avvertire la famiglia e che finirà – spento – nello zaino, subito dopo. Un po’ come quando gli astronomi cercano luoghi distanti dalle città per ammirare al meglio il cielo io, in quelle settimane, avrò l’occasione di vivere un silenzio più intenso. Un silenzio dettato dall’assenza di stimoli ai quali sono assuefato che nulla ha a che vedere con le voci che mi colpiranno tra quelle casette. Il silenzio reale, infatti, sarà assente e la vita – sono certo – scorrerà continuamente con una vitalità matematicamente maggiore di quella da cui provengo e che potrà solo insegnarmi come rafforzare la mia.
Noi non sapevamo se queste persone (…) erano degli uomini e delle donne aperti o chiusi, dolci o aggressivi, felici ed equilibrati o infelici e dal temperamento mutevole (…) oppure, al contrario, come noi avemmo modo di verificare una volta arrivati là, che una moltitudine di corrispondenze spirituali e religiose cullava degli individui sereni, gioiosi, stabili e di grande libertà affettiva, come in una rete d’amore che gli dei e gli antenati avevano disteso per attenuare le durezze della vita terrena dei loro cari esseri…
Tratto da: “La sfida dell’altro. Le scienze psichiche in una società multiculturale” di Mario Galzigna
Emanuele
PS: fatevi un regalo: approfondite l’origine del titolo…
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Ma dove te ne vai, in Burundi?
Commento scritto da camu il 14 luglio 2011 alle 14:26
Senegal, nell’entroterra… l’avevo già scritto!
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 14 luglio 2011 alle 16:07
Me l’ero perso, sorry ;) Beh, buon viaggio allora. Non mangiare roba fresca e bevi solo acqua in bottiglia, mi raccomando!
Commento scritto da camu il 14 luglio 2011 alle 16:18
Essì… per ora chiunque incontri non mi dice altro!
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 14 luglio 2011 alle 16:40
bello bello :)
Commento scritto da Princess_S il 14 luglio 2011 alle 18:45
Cosa?
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 14 luglio 2011 alle 18:47
bello… il viaggio, lo spirito con cui l’affronti, il silenzio tecnologico, il titolo del post :)
Commento scritto da Princess_S il 14 luglio 2011 alle 18:49
Princess_S, li ha i chiusi gli occhi mentre i tamburi andavano…?
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 14 luglio 2011 alle 20:24
E’ obbligatorio chiuderli :)
Commento scritto da Princess_S il 14 luglio 2011 alle 21:06