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Certi libri ti sembrano intriganti già dalla quarta di copertina. Perché le onde sugli scogli, quel moto ondoso dell’andare e venire è qualcosa che affascina e probabilmente fa parte del nostro essere vivacemente irrequieti.
Qualche giorno fa ho iniziato a leggere “Un giorno” di David Nicholls e il fatto che sia un librone da quasi 500 pagine non mi ha intimorito per nulla, al contrario, le prime 300 pagine sono volate come fossero un breve riassunto di ciò che vuoi sentire.
La sua trama, viene sintetizzata, irresponsabilmente, così:
Due ragazzi si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile. Ma le loro strade vanno in direzioni diverse, e devono dirsi addio. Per venti anni si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi ogni cosa, pensando all’altro con nostalgia e desiderio. Senza poter mai dire a se stessi che è vero amore.
Poi però apri la prima pagina del primo capitolo e leggi qualcosa che per te significa parecchio. Perché anche tu non ami stare con le mani in mano, perché anche a te “cambiare il mondo” affascina perché è un ottimo modo per lasciare qualcosa di bello a chi arriverà in futuro.
«La cosa più importante per me è segnare sempre una differenza» disse lei. «Insomma, cambiare qualcosa, capisci?». «Tipo “cambiare il mondo”?». «Non tutto il mondo. Soltanto il piccolo pezzo di mondo attorno a noi».
Rimasero in silenzio per un momento, raggomitolati l’uno contro l’altra sul letto a una piazza, poi si misero a ridere piano…
Tratto da: “Un giorno” (pag. 1)
A quel punto hai la certezza che sarà una bella avventura, che quel libro avrà molto da donarti in sogno e riportare qui, l’incipit e la quarta di copertina mi sembrava il modo migliore per presentarvi il libro: la prima pagina e l’ultima, insieme, come non hanno modo di fare. Alla stregua di Emma e Dexter.
Emanuele
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Raro che un libro di cui non so nulla mi intrighi da un commento… ma la trama è quello che penso di vivere da una dozzina d’anni. Credo che affronterò le 500 pagine. Grazie! :)
Commento scritto da Cassandra il 13 marzo 2011 alle 11:17
Beh, però prendi in mano la situazione e agisci. Non lasciare che la tua vita diventi la copia di un romanzo che, per quanto bello, nasconde delle vite un po’ “sprecate”.
Buona lettura!
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 13 marzo 2011 alle 12:51
[...] sera ho finito di leggere “Un giorno“, ho completato un cammino insieme ai due protagonisti e tutto ciò che voglio portar con me [...]
Commento scritto da Verità stampate (non scritte). - …time is what you make of it… il 21 marzo 2011 alle 19:55
[...] Questo piccolo omaggio allo scrittore inglese Hardy faceva da incipit alla quinta parte del libro. [...]
Commento scritto da Il tuo giorno. - …time is what you make of it… il 1 aprile 2011 alle 18:14
[...] ben al di sotto della spettacolarità de “La solitudine dei numeri primi“ o di “Un giorno“ ma… probabilmente la signora del romance avrà i suoi estimatori (la striscia indica [...]
Commento scritto da “Sogni di vetro” di Mariangela Camocardi. - …time is what you make of it… il 28 settembre 2011 alle 12:30