Archivio di settembre 2010

Per un pugno di dollari.

Scritto il 30 settembre 2010 alle 19:07

Pensavo fosse da deviati aspettare che il dollaro perdesse quota per rinnovare l’hosting di questo blog.

Andamento cambio euro-dollaro

Eppure il trucco mi sta riuscendo, rispetto all’inizio di Luglio oggi pagherei sette euro in meno per il rinnovo. Rimane da capire quanto margine di crescita abbia l’euro in questo periodo.

C’è qualche analista finanziario (o presunto tale) in grado di aiutarmi? :-)

Emanuele

Passate di pomodoro a confronto.

Scritto il 30 settembre 2010 alle 12:13

Ieri mi è arrivata questa (è l’ultimo dei sei premi Fineco richiesti). Bellissima.
Bottecchia FX520

Freni a disco in entrambe le ruote, mozzi, dearagliatore e cambio Shimano. Sella in pelle. Forcella a steli rovesciati SR Suntour regolabili e/o bloccabili. Pedali in acciaio. Bottecchia. Davvero molto bella. Bianca con inserti in blu la mia.

Ho fatto un giro, quel sellino elegantissimo in pelle fa la sua figura.

Eppure non mi sento innamorato. Per me la bicicletta più bella (se non è da corsa, e questa non lo è) è una bicicletta anni ’50. Di quella con i raggi che vanno arrugginendo se non li asciughi dopo una giornata piovosa, con i freni che suonano, con il copertone da strada, piccolo e – magari – con tre o quattro rapporti al mozzo posteriore da tirare con un cambio in ghisa.

Una bicicletta con due molloni sotto il sedile e col manubrio in ferro duro e freddo per intenderci.

Questa sarà perfetta per le uscite fuoristrada. Per i weekend – forse con mio fratello – fuori città. Verso le Alpi magari.

Però non è magica. Non ti vien voglia di metterti due cuffie e perderti tra i marciapiedi di una città. E’ troppo tecnologica per la mia concezione di libertà in bicicletta. E’ come correre per divertimento confrontato alla corsa di uno che fa jogging in tutina, scarpette e maglietta traspirante.

Per quel che vale necessita quasi dell’antifurto e quando mi è stato chiesto “dove la conservi?” non ho potuto che rispondere “in banca“. Ieri sera ho persino riflettuto se non fosse il caso di rivenderla.

Amo la tecnologia ma ci son cose che preferisco lasciar fare al passato. Un po’ come la salsa fatta in casa che avrà sempre un sapore diverso. :-)

Emanuele

Milano serravalle.

Scritto il 29 settembre 2010 alle 22:25

Oggi sono tornato nell’azienda in cui sto facendo la tesi. Salire in auto, questa mattina, mi ha regalato l’occasione per vivere infiniti déjà vu mentre mi avventuravo tra le vie milanesi. La colonna d’auto, interminabile, che ogni mattina si sposta verso il luogo di lavoro è incredibile e solo quando la vivi riesci a comprenderne la portata. Il traffico palermitano rimarrà sempre poca cosa al confronto, con una doverosa differenza: a Milano si creano n colonne d’auto quante sono le corsie. A Palermo dove trovi posto ti infili, il numero di corsie è irrilevante.

Questa abitudine – devo ammettere – gioca a mio favore: non è raro trovare occasioni in cui quella intraprendenza in più in auto ti fa superare un semaforo. Il milanese è convinto di correre in auto, ma lo fa solo quando c’è strada libera. Il palermitano invece corre in auto – soprattutto – quando la strada non è libera. :-)

Digressione a parte, è stata una bellissima giornata. Riprender possesso della scrivania (rimasta libera – fortunatamente – in mia assenza), salutare i colleghi che a turno mi chiedevano quanto fossi mancato, andare a pranzo nuovamente al “Ciao!” più vicino è stato un piacere dietro l’altro.

Intanto ho iniziato ad occuparmi a piene mani della stesura della tesi e sempre più spesso mi domando perché debba chiamarsi “tesi” quando è un piacere farla… io, sono troppo tranquillo. :-)

Emanuele

PS: questo post è titolato così, perché quando mesi fa lessi “Milano Serravalle” in un cartello stradale mi fece un effetto pazzesco. Io. Ero lì. Io.

Questione di priorità…

Scritto il 29 settembre 2010 alle 10:45

E, comunque, ti rendi ulteriormente conto che lo scoutismo l’hai nel sangue quando dopo aver consegnato il libretto universitario, il giorno prima di partire per Milano, ritardi all’appuntamento con il professore della tesi perché vuoi necessariamente andare a parlare col papà di un ragazzino che ha deciso di non continuare il cammino all’interno del gruppo.

Non è questione di volontariato lì, perché quello – la gente – lo fa, (ahimè) nel tempo libero.

Emanuele

Landscape for future earth.

Scritto il 28 settembre 2010 alle 23:15

Tornare a Milano, trovato mio padre affacciato al balcone in attesa di vedermi spuntare dall’uscita della metropolitana, mio nipote nel passeggino che esplora il mondo e che quando passa un motore da cross si tramuta con la boccuccia a cucchiaino, le Alpi, i miei fratelli che studiano. Il marciapiede metro-casa con le rotelline della trolley che si fan strada. Sono tante le emozioni e le scene che, di questa giornata, vorrò ricordare.

La cosa più buffa è che le esperienze più belle devono ancora arrivare e così – stasera – queste, sembrano il preludio leggero e soave di una melodia piacevolissima.

E’ ora di sbottonare la camicia e abbandonarsi al sonno…

Emanuele

#110: Si ma pesante cosa?

Scritto il 28 settembre 2010 alle 12:50

Amica: domani sera cena a casa mia in campagna, porta qualcosa di pesante!

Io: va bene se porto una pietra?

In tutto ciò che devi far, il lato bello puoi trovar!

Scritto il 28 settembre 2010 alle 1:34

La trolley, bianca, è già pronta da oggi pomeriggio. Tra poche ore sarò sulla scaletta di un aereo che mi accompagnerà verso nuove avventure, ma non è di questo che voglio parlarvi.

Sono appena tornato da una bellissima e lunghissima cena con mio zio. Si è parlato di tutto: di me, dei miei, della famiglia, delle difficoltà e di ciò che significano nella nostra vita. Del mio rapporto con lui e del nostro non rapporto vissuto per anni.

Sono euforico e forse non riuscirò a renderlo visibile come potrebbe sentire chi appoggia l’orecchio sul mio petto.

Stasera, e l’ho ripetuto più volte, spiegavo a mio zio che sto vivendo un momento di grazia, non trovo parole più belle o altrettanto esplicative.

E’ un momento che ormai dura da vari anni e la cosa sta diventando quasi surreale. Mio zio diceva che la mia maturità si sentiva non solo da ciò che gli raccontavo ma anche dalle parole, precise, ponderate ed equilibrate che riuscivo ad utilizzare per descrivere tutto.

Chi legge nel mio essere felice semplicemente la gioia di una persona che tra un mese e mezzo è bello che laureato probabilmente non ha capito nulla di me. Come diceva mio zio, la mia laurea è semplicemente frutto di ciò che sono io per ora. Frutto, non fine. Frutto.

Sono una persona felice, felice di ciò che è, di ciò che ha, di ciò che vive e persino di ciò che non vive. Felice perché, semplicemente, vivo. D’altronde l’avete visto, il 2008 lo salutai con una bella musica, il 2009 con bellissime parole stracariche di gioia. Non si tratta di gioia passeggera

Da quasi un mese vorrei fare un punto della situazione su di me come si deve, vorrei riparlarvi del mio rapporto con mio fratello o del mio rapporto con l’Amore ma ancora, anche questa sera, mi ritrovo a tagliar corto. Non c’è fretta: i frutti migliori cadono dall’albero solo quando sono maturi.

Ho così tante parole in testa e così tante frasi che girano tra gli occhi e la fronte che mentre scrivo questa semplice parola vorrei accavallarne e sovrapporne altre per rendere più evidente la gioia che le accompagna. Eppure rimangono in me, inghiottite in un periodo della mia vita estremamente felice. Non so perché Dio mi stia regalando tanto. Non mi piace neanche domandarmelo.

Sapete, il giorno in cui diedi l’ultimo esame, non appena misi piede in casa vidi le stelle. Scientificamente mi spiego la cosa dicendomi che la pressione del cuore dovuta all’emozione aveva spinto talmente tanto sangue verso il cervello che i miei occhi erano confusi. Vedevo uno strano scintillio intorno a me. Non ho avuto il coraggio di scriverlo prima per paura d’esser preso per pazzo e probabilmente anche in questo momento qualcuno penserà che sia un semplice ingrandimento di una grossa gioia. Eppure – sapete che amo essere sincero – potrei giurare che m’è accaduto veramente. Vedevo strane scintille ovunque guardassi e fu un istante magico.

Tutte queste cose voglio scriverle per un semplice motivo: le rileggerò. E questa cosa dello scrivere e rileggere era un segreto che conoscevo già nel 2008, quando spiegai quel titolo semplicemente alla fine del post in poche lettere.

Quello che sono stato in questi anni E’ UN TESORO ENORME. Sarà difficile dimenticarsene e sarà altrettanto difficile cambiare radicalmente, perché a tutto l’uomo si abitua, persino all’essere perennemente felice.

Adesso, come mi faceva riflettere mio zio, il prossimo passo è riuscire a trasmettere la mia positività semplicemente con la mia presenza. E questa è una cosa che mi affascina da impazzire perché io ne conosco di persone che rendono l’aria profumata semplicemente per il sol fatto d’esser lì. Non essere un semplice Mary Poppins della situazione che arrivando risolve i problemi (e mi è capitato più volte di sentirmi tale) ma qualcosa di più profondo. Diffusore empatico di un Messaggio.

Posso dire che qualche volta – anzi, varie volte – qui sul blog ho ricevuto commenti (o e-mail private) in cui mi si diceva che leggermi era come la pillola di positività quotidiana, però vorrei fare di più. Perché è facile trasmettere grinta, allegria e positività quando si scrive… più difficile è farlo col silenzio.

Sarà la prossima scommessa, intanto io non penso minimamente sia qualcosa di folle e questo mi sembra già un buon inizio: “nulla è impossibile all’uomo che crede in Dio“. :-)

Ora però è ora di andare a nanna, altrimenti domani l’hostess dovrà passare dal mio letto per ricordarmi di salire a bordo (e con questo post saluto Palermo per qualche tempo visto che le prossime lettere arriveranno da Milano!).

Emanuele

Liberatorio!

Scritto il 27 settembre 2010 alle 13:10

Stamattina ho riconsegnato il libretto in segreteria. E’ stato qualcosa di indescrivibile. :joy:

Altri ragazzi erano lì per iscriversi mentre io tornavo indietro le firme per cui ho dato il sangue.

Emanuele