Archivio di marzo 2010

Non so scegliere un cellulare.

Scritto il 25 marzo 2010 alle 19:58

Mi rendo conto di non saper scegliere un misero cellulare.

Oggi ho accompagnato un amico e un’amica alla ricerca dei regali per due neolaureati e non ho potuto far altro che stare ad ascoltare.

C’è poco da consigliare (io ero l’esperto) quando si sceglie in base al colore della cover, alla forma dei tasti e alla consistenza della gomma.

Non c’era molto da dire, tutti belli e brutti allo stesso tempo.

Sarà che quando devo acquistare qualcosa di tecnologico io parto prima con la pagina delle caratteristiche tecniche del prodotto, poi mi immergo in infinite ricerche incrociate su forum, blog, riviste online e quant’altro possa darmi un’idea, poi inizio col setaccio dei negozi di e-commerce per stabilire il prezzo medio e infine individuo il miglior compromesso tra notorietà dell’azienda e prezzo finale (incluse spese di spedizione).

E’ un processo mentale totalmente diverso dal “wow, guarda che carino quello… però peccato che c’è solo fuxia…”.

Non so decisamente scegliere un cellulare. :-|

Emanuele

Italianistan.

Scritto il 25 marzo 2010 alle 9:41

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio. Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio. Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!

No ma fortunatamente questo è solo un racconto di fantasia.

Emanuele

Urgono gli occhialoni?

Scritto il 24 marzo 2010 alle 21:12

Tra ieri ed oggi ho assistito a quattro lauree (su cinque). Il portafoglio piange ma la gioia per loro è tanta… :-)

L’unico dubbio che m’è rimasto è una frase detta a mò di complimento da una ragazza alla fine di tutti i rituali: “almeno tu la faccia da ingegnere non l’hai!”.

Forse è per questo che non ero con una presentazione in PowerPoint anch’io oggi pomeriggio? :worry:

Emanuele

Il tempo.

Scritto il 23 marzo 2010 alle 19:56

Si potesse acquistare, chissà come finirebbe. Chi non ha mai desiderato averne un po’ di più?

Emanuele

#83: Fuggire con successo.

Scritto il 23 marzo 2010 alle 12:50

Amico: oh scusa ma sono dovuto scappare!

Io: tranquillo, fortuna che non t’abbiano preso.

Solo… fortunatamente.

Scritto il 23 marzo 2010 alle 0:50

Il collega è andato via circa mezz’ora fa, mi bruciano un po’ gli occhi e ho la testa come un pallone. Abbiamo trascorso la giornata insieme: pranzo, cena e persino mezzanotte… quasi fosse l’ultimo dell’anno.

Di giornate così ne vedrò ancora un po’ in questo periodo ma oggi, mentre studiavo, mi son reso conto del bel regalo che Dio mi sta mi sta facendo in questo periodo: la tranquillità.

Avere la casa a mia disposizione, l’auto sempre pronta, la possibilità di poter gestire luoghi, dinamiche e orari totalmente da me è una fortuna enorme.

Non ho ricevuto in dono la possibilità di evitar le difficoltà o di vederle crollare prima che le raggiunga. Ho, piuttosto, tutti gli strumenti per affrontarle con pienezza.

E’ una bella consapevolezza. E’ piacevole pensare che nulla accade per caso e che persino l’avere la famiglia distante in questo momento possa rivelarsi una fortuna non indifferente.

Lo ringrazierò per questo quando – tra pochi minuti – sarò sotto le coperte.

Amo poter dare un senso alle cose.

Emanuele

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Scritto il 22 marzo 2010 alle 11:35

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Secondo me a breve prometterà anche il ritorno di Gesù Cristo (possibilmente in diretta tv su MediasetPremium) e la sconfitta alla fame nel mondo.

Ma la gente come fa a non ridere di fronte a certi proclami?

Che bassezza politica, come se la soluzione alle malattie fosse frutto di un colore politico. :-|

Emanuele

Radici.

Scritto il 21 marzo 2010 alle 23:53

Lo scoutismo è così: o lo ami o non lo capirai mai.

Ho passato il weekend nel bosco per un pernottamento in stile trappeur: niente tenda, niente fornellini niente cose superflue… in pratica si vive a strettissimo contatto con la natura.

Abbiamo dormito in rifugi realizzati con dei teloni, abbiamo creato le corde sfruttando le radici degli alberi e costruito le griglie per cucinare con bastoncini legati grazie allo stelo di alcune piante… eppure non c’è mancato nulla.

Quando ci si ritrova in situazioni simili è lampante accorgersi di come sia inutilmente complicata la vita in città.

Cucinare quelle patate immerse nella carbonella è stato bellissimo nonostante le difficoltà incontrate con la legna che faticava a tenersi calda a sufficienza (nel bosco se piove non trovi mica le cataste di legna secca pronta per il caminetto…). Ogni cosa acquista un sapore diverso e tanti pregiudizi scompaiono: se un pezzo di pane cotto a legna (appena creato da te con farina acqua e sale…) cade a terra o nella brace non lo butti mica. Sarà che il concetto di sporcizia, in un bosco, secondo me tende a non avere senso perché la terra non è l’inquinamento di una città, il fango non è la polvere di un pneumatico e così via…

A fine attività, una mamma ha chiesto (testuali parole): “Secondo me siete pazzi, lo fate per masochismo…?”.

La risposta di circostanza è stata che era un’avventura che i ragazzi volevano vivere su cui avevano lavorato da alcuni mesi e che anche noi ci divertiamo con loro… personalmente avrei voluto dire che è da masochisti credere che stare a distanza dalla natura sia un bene. Ma poi, vallo a spiegare brevemente a qualcuno che, 500 metri prima del punto d’incontro, non potendo raggiungere il posto con la macchina ti telefona per avvertirti di mandargli il ragazzo indietro invece di far due passi per raggiungerci…

Siamo una civiltà che non riconosce più le sue radici.

Emanuele