Oggi, mentre ero in palestra, è andato in onda questo video. Ho fatto un volo indietro negli anni. I pesi… ecco, i pesi son diventati leggerissimi. Ero distratto da quella melodia e mi son ritrovato a fare più ripetizioni di quante avrei dovuto farne.
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l’aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace…
Libero com’ero stato ieri,
ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi,
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori…
Samuele Bersani – Giudizi universali
Sognare. Ecco cosa mi riesce più di tutto. E’ questo forse il vero segreto di questa allegria che ormai mi sembra debba diventare eterna (capito Luca?).
Mesi, mesi, mesi e mesi senza mai una giornata in cui mi sia ritrovato a dire “…gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare…” come quel gran genio di Gino Bartali. Uno che in bicicletta ci andava per professione. Uno che usava quelle due ruote per trasportare documenti falsi e salvare decine di ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Uno che… trovava la sua libertà su quelle due ruote. Un po’ come amo fare io.
Eppure, un paio di settimane fa qualcosa la stavo sbagliando. Mi sono distratto… e mentre mi distraevo iniziavo già a pensare “ma è giusta questa distrazione”?
Ho iniziato a parlarne con un paio di amici e amiche e sono giunto (da solo) alla conclusione che probabilmente dovrei rivedere per bene le mie scelte. Non posso permettermi distrazioni proprio adesso.
Lo sapete, amo pensare che bisogna vivere come gli uccelli del cielo. Dio vede e provvede è più di un motto per me e, così, sono sicuro che Dio sa di cosa ho bisogno per ora… e non ho minimamente intenzione di stressarmi per qualcosa.
Io… io il numero di quella ragazza l’ho avuto. Le ho parlato. Abbiamo parlato varie volte. Gliel’ho chiesto. Ho vinto io, eh. Niente internet, niente chat, niente amici in mezzo, niente feisbuk o altre diavolerie simili. Solo io, con ciò che sono di fronte a lei.
La timidezza… quella l’ho lasciata a casa in quei giorni, le ho fatto credere che dentro una scatola c’era una cosa bellissima e l’ho rinchiusa li. E poi, come nella canzone, ho tirato la maniglia della porta prima di correr giù per le scale. Proprio come un bambino che non è mai cresciuto.
Ho quel numero sul cellulare ma non so che farmene. Però in realtà non è del numero che non so cosa farne. E’ delle scelte, è delle strade che dovrei intraprendere che non ho ancora deciso bene cosa farne.
Non voglio distrarmi. Me lo ripeto ogni giorno ed è più che responsabile come cosa.
Io – diamine – sto benissimo così in fin dei conti. La vita mi sorride e io sorrido a lei ogni giorno in una maniera che non ho mai visto prima. Sto, giorno per giorno, conoscendo un Emanuele che non avrei mai sospettato prima potesse esistere.
Mia madre stessa tempo fa m’ha chiesto se fossi innamorato nuovamente semplicemente perché mi vedeva dannatamente allegro. No, no, no e no.
L’amore, per quel che intendo io, non c’è ancora. Però vivo felice. Mica devono coincidere le due cose, no?
So di essere stato in grado di conoscere una persona alla quale praticamente non dicevo neanche “ciao” e questo mi rende già soddisfatto.
Sembrerò altezzoso ma… mi sento capace di tutto, un po’ come Edward Bloom in Big Fish, un film che dovreste vedere se non l’avete ancora fatto.
Ieri facendo un resoconto di quest’ultimo mese ripensavo a certe cose che son successe e nuovamente pensavo che Dio mi tiene sotto una grossa campana. E’ stata una bellissima sensazione rendersene conto. Non c’è verso di rendermi infelice perché per ogni notizia che chiunque direbbe che può far male, c’era già pronto, servito istantaneamente un motivo per cui gioire.
Così, probabilmente è il caso di affidarsi a Lui ancora una volta e continuare ad andare avanti senza pensare di aggiungere novità che non so bene dove possano portare.
Aspetterò che i tempi siano maturi e so benissimo quando lo saranno. Non voglio fare errori proprio adesso.
Ecco, mentre prendo questa decisione mi chiedo perché Dio mi abbia trasportato fin qui. Che progetti ha per me?
Continuo a rifletterci su…
Emanuele