Posso ribaltarti il cielo, con un salto all’improvviso.
Michael Bublé è una persona che ha poco da desiderare. Con quella voce può permettersi di cantare tristezza e gioia senza rischiare che una delle due non si trasformi in capolavoro.
Quando canta l’amore però, dimostra che anche le sfortune (lo scrivo in corsivo perché, per come la penso io, ci sarebbe da scrivere un libro in proposito…) possono essere cantate con allegria ed è per questo che Haven’t met you yet mi piace tanto.
Non sono sorpreso,
non tutto dura,
ho spezzato il mio cuore tante volte che ho smesso di tenerne conto,
ho parlato a me stesso dentro,
ho parlato a me stesso fuori,
ho fatto tutto quello che c’era da fare,
Poi mi sono riposato…Ho provato in ogni modo a non perderlo;
Ne sono uscito fuori con un milione di scuse,
ho pensato ho pensato a tutte le possibilità…E so che un giorno sarà tutto finito!
Mi farai lavorare così potremo lavorare per risolvere tutto
E ti prometto ragazza che io do molto più di quello che ricevo, mmm…
Solo che non ti ho ancora incontrato!Michael Bublé – Haven’t met you yet
Che bisogno c’è d’angosciarsi se è possibile scrivere una canzone allegra? I nostri cantanti italiani dovrebbero imparare da questo stile nel parlare d’amore. Penso a tutti i Tiziano Ferro d’Italia che fanno diventare tutto un dramma irrecuperabile.
Questa canzone sprizza spensieratezza da tutti i pori, eppure il testo non racconta mica la vincita di un montepremi o l’incontro con la propria anima gemella!
Bravissimo Michael e complimenti anche per il video: l’idea del supermercato è troppo carina… d’altronde è quello il posto per eccellenza in cui “trovare di tutto”.
Emanuele
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Ma se la canzone triste è la nostra prerogativa
Commento scritto da Roberto il 27 ottobre 2009 alle 19:53
Abbiamo il “lamentarci” nel sangue?!
Io sto cercando di cambiare me stesso.
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 27 ottobre 2009 alle 19:56
Concordo con Roberto, un cantante italiano che canta l’amore non può non essere intrinsecamente triste
Commento scritto da Marco il 27 ottobre 2009 alle 20:19
Ma scusate vi rendete conto quanto è superficiale questo testo? I nostri cantautori saranno anche tristi ma usano l’amore per dire anche cose più profonde, non c’è niente di più banale dei testi delle canzoni d’amore americane, e non da ora!
Commento scritto da terrapulita il 28 ottobre 2009 alle 08:26
E perché è superficiale questo testo? Perché non dice che l’amore suo è nell’anima e lo lascerà per sempre li? Perché non chiede perdono per un errore?!
Spiegami spiegami, sono curioso!
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 28 ottobre 2009 alle 10:03
Sempre con quest’idea superficiale della musica Italiana, che è decisamente migliore di come la si descrive.
Mi ripropongo di farti notare una canzone italiana che canta dell’amore in maniera allegra e spensierata.
Commento scritto da Mao il 28 ottobre 2009 alle 11:44
No Mao, sono d’accordissimo con te… così come comunque le canzoni citate nel mio commento precedente, nella loro “aura struggente” sono comunque dei capolavori. E’ altrettanto vero però, che spesso tendiamo a mostrare l’amore come qualcosa che deve angosciarci. In realtà sto cercando di far mente locale anch’io ma di canzoni allegre e innamorate mi vengono in mente solo quelle di Jovanotti!
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 28 ottobre 2009 alle 11:49
A me viene in mente anche Alex Britti, o mi sbaglio?
Commento scritto da Mao il 28 ottobre 2009 alle 11:53
Mmm… Alex Britti… in realtà di canzoni disperate ne ha tante anche lui! Forse qualcuna ma “Oggi sono io” di certo non lo aiuta da questo punto di vista! A che canzone ti riferisci?
Ciao,
Emanuele
PS: puoi collegarti 2 secondi su msn?
Commento scritto da Emanuele il 28 ottobre 2009 alle 12:02
W Michael Bublè!
(scusami nn li ho letti i commenti…ma a me lui piace!)
Commento scritto da f_atina il 29 ottobre 2009 alle 18:29
f_atina, facciamo che mi lasci la sua attuale ragazza se riesci a catturarlo?
Ciao,
Emanuele
Commento scritto da Emanuele il 29 ottobre 2009 alle 19:02
[...] che vivrò con Michael Bublé* come sottofondo quasi ogni giorno a casa. C’è silenzio, inutile negarlo, ma lo sto colmando [...]
Commento scritto da Aggiungi un posto a tavola! - …time is what you make of it… il 17 gennaio 2010 alle 17:36