Archivio di giugno 2008

Abbassare la temperatura dell’acquario: that’s the way I like it!

Scritto il 30 giugno 2008 alle 20:18

In queste settimane ho trascurato totalmente l’acquario. :-(

Mi sono concentrato esclusivamente sull’università e tutto era secondario.

Ai miei pesciolini ho garantito il cibo e le ore di luce… per il resto dovevano gestirsi da soli. :-|

Ieri però… è morto il pesce rosso (che rimarrà nei secoli immortalato in questo video dolcemente malinconico) così dovevo decisamente occuparmene.

Oggi sono andato a comprare l’ennesimo bidone da 20 litri di acqua di osmosi ed ho chiesto un paio di consigli per il problema più grave per chi ha un acquario e vive in Sicilia: il caldo.

Ieri sera la temperatura dell’acqua, nonostante nella mia stanza non batta mai il sole, aveva superato i 30°C.

Impensabile poter continuare così… quando la temperatura ideale per un acquario d’acqua dolce è intorno ai 26°C.

La risposta più bella è arrivata dal negoziante: “fai all’antica, immergi nell’acquario una bella bottiglia di ghiaccio.

Mi ha anche detto che esistono ventoline e bombolette all’azoto per creare un sistema refrigerante… ma era assurdo pensare a cose simili per un acquario da 60 litri.

Il metodo della nonna è sempre il migliore. :-)

Insieme ai 20 litri ho preso anche altre due piantine (due nuove anubias che mi piacciono tanto…) ed ho risistemato le altre. Ho inserito infine, 2 pilloline di Flore Plus e 15ml di Nitrivec.

Ah, quando inserite una piantina nuova, oltre a togliere la spugna dalle radici, ricordatevi di sciacquarla bene in modo da evitare di portarvi dentro eventuali uova di lumaca. ;-)

Emanuele

Happiness is smile shaped.

Scritto il 30 giugno 2008 alle 8:05

Emoticon lights

People keep talking. They can say what they like, but all I know is… everything’s gonna be alright.

Alicia Keys – No One

Si riprende a studiare da oggi. I due giorni di relax sono finiti…!

Emanuele

PS: vi consiglio di guardare il video indicato a schermo intero ed in alta qualità. E’ frutto dello stupendo (e pazzo) lavoro di post-produzione di alcuni matti giapponesi:-)

Ti farà brillar come il sole…

Scritto il 29 giugno 2008 alle 22:08

Sono appena tornato da una bellissima Messa.

Bella… sia perché era accompagnata musicalmente solo da un bongo, ed è difficile trovarne uno nelle chiese “senza scout”, sia perché… ci sono andato con tutta la mia famiglia.

Era un bel quadretto che concludeva questa giornata serena. Per via dei miei impegni scout non capita spesso di ritrovarmi con la mia famiglia a Messa, ognuno ha impegni ed orari diversi la Domenica… così, le poche volte che capita, diventa una cosa che mi riempie di felicità dentro.

Adesso vado a guardarmi il resto della partita (tornando ci siamo presi tutti insieme un bel gelato… :joy: ) vi lascio qui però, un passo del salmo responsoriale che mi ha colpito molto stasera.

Guardate a Lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce.

Questo è un periodo molto sereno per me… e penso di dovere tutto a colui a cui affido le mie giornate. :-)

Emanuele

Faccia a faccia con me stesso.

Scritto il 29 giugno 2008 alle 18:45

Sono appena tornato dal mare. In maniera molto improvvisa stamattina abbiamo scelto di andare alla riserva dello Zingaro.

Inutile descrivervi il posto: va visitato. Natura incontaminata che si abbraccia con un mare pulito e silenzioso… stupendo.

Però… mi sono divertito un sacco ed ho mangiato un sacco (non contento della cena maschia di ieri sera…).

A mare poi, è successa una cosa così bella che voglio riportarla anche qui.

Tra quelle acque piene di pesciolini (dannazione che non ho portato la videocamera sportiva… ma tanto ci ritorneremo!) ho fatto una cosa strafiga.

Un po’ perché sono come i bambini che in acqua giocano, un po’ perché… è bello guardare il cielo.

Ho iniziato a nuotare sott’acqua… a testa in su. Si… nuotavo in orizzontale però con la testa verso sopra.

Solitamente mi piace farlo perché vedi l’acqua sopra di te che si colora come il cielo… e ti senti “in uno strano mondo”.

Questa volta però… lo specchio dell’acqua insieme alla rifrazione del sole, mi hanno regalato uno spettacolo ancora più esclusivo.

Ho visto me stesso. Ho visto me stesso nuotare… e mi guardavo – felice – come se fossi in uno specchio surreale.

Come se quella fosse l’ombra di Peter Pan scappata per l’ennesima volta dai suoi piedi.

E’ stato favoloso… ho fatto il viaggio di ritorno con quell’immagine così buffa impressa in testa. :-)

Chissà se riuscirò a riprendere mai quella visione paradisiaca…

Detto questo, mi infilo sotto la doccia… e poi corro a Messa.

Buona serata…

Emanuele

Hurricane.

Scritto il 29 giugno 2008 alle 1:16

Questa serata è stata altamente deleteria.

Vi dico solo questo: 5 uomini, tutta la serata senza magliette.

Poi… 5 litri di vino rosso di paese (zona di Enna) e… quasi 3kg di carne di qualsiasi tipo (pollo, tacchino, puntine di maiale, salsiccia…) davanti ad un barbecue.

La serata è scesa sempre più verso il basso.

Le risate non sono mancate… e neanche il pane per assorbire tutto quel vino.

Ho visto un amico vomitare davanti alla sua sedia a sdraio.

Il resto non posso raccontarvelo… sarebbe da censura e non voglio impressionare nessuno. :-D

Mi gira la testa… quegli 800ml a testa di vino rosso mi han fatto cadere persino salendo le scale – penso possa bastare a descrivere il mio stato -.

Detto questo, buona notte. Quant’è bello non avere pensieri.

Emanuele

PS: post da leggere ascoltando Hurricane di Bob Dylan.

Cambiamo volto a Palermo!

Scritto il 28 giugno 2008 alle 15:02

Ieri Roberta aveva fotografato una brutta scritta in centro e si era ripromessa di ripulirla al volo.

Stamattina, prima di correre al mare con tre amici (e subito dopo aver riparato la gomma della vespa e portato la 500 dall’elettrauto :-| ) ho trovato il tempo per darle una mano.

Mi piaceva così tanto questa cosa che non mi è pesato fare le corse per far tutto…

PALERMO E’ NOSTRA.

Lo diciamo solo a parole oppure abbiamo la volontà concreta di cambiarle volto?!?

Emanuele e Roberta imbianchini

E così… quella che vedete sopra è la prima foto, ma mi riprometto di trovare il tempo per andare a cancellare ogni scritta che troveremo (e se ne trovate voi… segnalatele nei commenti!).

Perché non è bello permettere che i turisti possano fotografare certe cose per poi ridere “di questa Sicilia”.

Non è bello che i bambini crescano con certe frasi stampate in testa“ACAB” e così via.

Non è bello che le mura della nostra città diventino, semplicemente, lo sfogo dell’idiota di turno.

Parlando più concretamente… per ripulire un muro bastano 10 minuti.

Oggi noi avevamo un secchiello di ducotone e due rulli che entravano benissimo nel bauletto dello scooter.

3 colpi di rullo ed il muro è tornato bianco.

Se tutti avessimo la volontà di cambiare qualcosa, questa città avrebbe un volto nuovo in 10 giorni.

Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.

Giovanni Falcone

Non finisce qui… :-)

Emanuele

PS: ovviamente, oltre a Roberta, ringraziamo Andrea che… non si è sporcato le mani ma ha comunque fatto da fotoreporter! ;-)

La sfiga è profumata.

Scritto il 28 giugno 2008 alle 8:46

Ma sono io l’unico essere sulla terra con una mira da talpa?

Ogni volta che tento di spruzzarmi il deodorante sotto l’ascella, il primo schizzo mi finisce puntualmente in faccia. :cry:

Che nervoso!

Ricoprirei d’oro l’inventore di una bomboletta con auto-focus sull’obiettivo. :-|

Emanuele

PS: e non ditemi che non vi è mai successo! :eeeh:

Uomo: è ancora merce nel 2008.

Scritto il 27 giugno 2008 alle 14:40

Alcuni giorni fa, una amica mi raccontava la sua esperienza con un gruppo di ragazzi di una nota associazione giovanile. Se non vado errato, il suo ruolo è stato quello di monitorare il progetto ed estrapolare da esso le valutazioni complessive.

Tra i tanti dati emersi, ne uscì uno che – a suo direstupì un po’ tutti: le persone che vivono accanto ad un campo Rom non hanno paura di vivere nel loro quartiere e non temono la loro presenza.

Ne è nata una bella riflessione che vorrei condividere anche con voi, soprattutto per confrontare quest’esperienza, tutta siciliana, con quella di persone che vivono in altre zone d’Italia.

Personalmente credo che esista un clima di terrorismo generale che porta a guardare con scetticismo chiunque sia visibilmente diverso da noi (per aspetto, cultura, religione, livello sociale…).

Il dato emerso da quella analisi non è tanto distante da ciò che ho vissuto io alcuni anni fa durante il mio anno di servizio civile in un oratorio salesiano di uno dei quartieri più disagiati di Palermo (prostituzione, abusi sui minori, gestione immigrati, mafia… c’era tutto).

Inutile ricordare per filo e per segno tutte le ragioni per cui credo che sia più il nostro pregiudizio che altro a tenerci distanti. Vi racconto però solo una cosa, che penso si descriva da sola. Come sapete mi piace andare in bicicletta… e quell’anno la bicicletta fu quasi totalmente il mio mezzo di locomozione per raggiungere l’oratorio. Dovendo seguire (da animatore/responsabile/educatore) la vita di quell’oratorio, non era raro che superassi le mie ore “da militare in servizio” per seguire riunioni organizzative o finire di sistemare il materiale ed i locali dell’oratorio.

Così durante l’inverno, tornavo spesso anche la sera tardi attraversando alcune stradine di quel quartiere. Durante quei dodici mesi, non mi successe mai niente. Al contrario… ero, per loro, uno di loro. Non dimenticherò mai un ragazzo (che già a 16 anni faceva il fruttivendolo) che quando incontro al mercato mi saluta ancora. E neanche quello che ha il papà che fa il posteggiatore alla Stazione (ed avrei miliardi di storie da raccontarvi a riguardo…) che… ogni volta che devo posteggiare mi trova un posto al volo.

Ero diventato un loro amico, loro non avevano fatto alcuna distinzione circa la mia provenienza, il mio ceto sociale, il mio livello d’istruzione. Al contrario – tristemente – mi rendo conto che quei calcoli me li ero fatti io.

Viviamo in una società che ci abitua a diffidare dagli altri. Non ci educa a convivere, ci insegna a difenderci – in partenza -. Questa mentalità è radicata così profondamente in noi che diventa quasi impossibile riuscire a rendersi conto quando si sta esagerando con la *necessità di proteggersi*.

E da questo discorso vorrei riallacciarmi anche al tema dell’immigrazione. Con questa mia amica riflettevo sul fatto che… ancora, nel 2008, trattiamo l’uomo come merce.

Un immigrato è qualcuno che viene a romperci le uova nel paniere. Viene a disturbare il nostro equilibrio. Viene ad invadere la nostra terra.

Ridiamo dei cani che tracciano il territorio con la pipì ma noi – nel 2008 – non siamo da meno. Ci sentiamo infastiditi da queste presenze.

Dimentichiamo una cosa fondamentale: loro, come noi, sono Figli di Dio.

Non hanno colpe se sono nati in una terra arida e poco fruttifera, non hanno colpe se sono nati in una terra – storicamente – piegata dalla guerra di altri prepotenti. Non hanno colpe se sono nati in una terra tristemente infestata da epidemie.

Chi siamo noi per dire ad altri figli di Dio che questa terra non è la loro? Che qui non possono metterci piede? Che… vengono a distruggere la nostra economia?

Siamo così concentrati su noi, sul nostro “equilibrio di stato” che preferiamo questo alla VITA di tante persone che qui cercano solamente una salvezza. Che… sono disposti a pagare migliaia di euro per imbarcarsi su una zattera che – sanno benissimo – potrebbe anche farli diventare vittime del mare.

E invece di fare una politica aperta al dialogo, aperta realmente ad aiutare altri figli di Dio, lasciamo che i nostri politici si divertano a dire “tolleranza zero” con una semplicità allucinante. Come se si trattasse di dire di no al pistacchio come gusto di gelato (che è buonissimo, ma è un altro discorso…).

Siamo così immersi in questo modo di ragionare che quelle parole non provocano ribrezzo ed aberrazione in noi.

Facciamo campagne per regolamentare come mandare via i cinesi, i polacchi, i rumeni, gli africani, gli algerini…

Come fossero seriamente… pacchi di calzini usati.

E’ una mentalità sbagliata in partenza. Perché è vero che bisogna gestire le risorse del paese. Non sono uno di quei sognatori che pensano che l’anarchia riesca a creare ordine e vivibilità, è ovvio.

Il problema è l’approccio che si ha con questi problemi. E’ il ragionamento mirato alla cura del proprio orticello che non va bene.

E così io mi chiedo… cosa farebbero i nostri politici se un giorno una grande calamità o epidemia coinvolgesse tutti i paesi industrializzati?!

Avrebbero il coraggio di continuare a dire che entrare in massa in un altro paese significherebbe sconvolgere le loro economie? I loro equilibri?

Avrebbero il coraggio di dire ai loro parenti, alle loro mogli, ai loro figli che… se non si trovano un lavoro devono tornarsene da dove son venuti?!

Avrebbero la coerenza di fare tutto ciò? Oppure… è facilissimo farlo adesso perché abbiamo avuto la fortuna (immeritata a questo punto) di nascere in una terra ricca e serena?

Perché invece di dire “tolleranza zero” non iniziano a ragionare su questo aspetto? Perché non provano a mettersi nei panni di queste persone ed iniziano a comprendere le loro ragioni?

Sarei ben felice di esser vivo il giorno dell’apocalisse del mondo industrializzato.

Sarei ben felice di vedere un nero venire da noi a dirci “tu sei bianco, non ti conosco, mi fai persino paura”.

Sarei ben felice di vedere i nostri politici attrezzarsi alla meno peggio per scappare da quella terra sfortunata.

E’ facile dire “tolleranza zero”, è difficile comprendere le difficoltà altrui purtroppo.

Ecco di chi dovremmo avere paura. Non dei marocchini. Non dei cinesi. Non degli africani.

Dovremmo avere paura di chi governa questa società malata. Dovremmo avere paura di chi approva questa mentalità. Dovremmo aver paura di chi non si ribella a questo modo di vivere e vedere le cose.

Dovremmo avere paura di chi, nel 2008, tratta ancora l’uomo come fosse merce.

Dovremmo aver paura di chi dimentica che quello che han di fronte è un altro figlio di Dio.

Emanuele