Archivio di novembre 2006

Riconosciamo Dio nella nostra vita?

Scritto il 26 novembre 2006 alle 1:56

Voglio iniziare questa riflessione, prendendo spunto da un passo di “Il segreto della felicità” di De Mello. Si parla di fede. Anzi, si parla di uomini pieni di fede, capaci di affidarsi a lui davvero in una maniera smisurata. E’ bello vedere tali persone ma… beh, leggete il passo che segue.

Non vogliamo neppure diventare come un certo sant’uomo che aveva una gran fede nel fatto che Dio si prendesse cura di lui in ogni occasione. Un giorno si scatenò il cattivo tempo nella regione in cui viveva e la polizia locale andò in giro ad avvisare tutti gli abitanti di recarsi in un luogo più alto, perchè era prevista un’alluvione. Il sant’uomo restò imperturbabile. Insistette per rimanere nella propria casa, convinto che Dio si sarebbe preso cura di lui indipendentemente dal tempo. Arrivarono le piogge e il livello dell’acqua salì. Vennero i pompieri per trasportare la gente in luoghi più sicuri, ma il sant’uomo restò nella sua casa. Era convintissimo che Dio si sarebbe preso cura di lui. Nonostante la sua fiducia, la pioggia continuò a cadere insistentemente. Le acque erano ormai salite al secondo piano in gran parte delle abitazioni della zona, e l’uomo era l’unico rimasto sul posto. Fu inviato infine un elicottero per prelevarlo dal tetto, poichè le acque erano arrivate fin là. L’uomo disse al pilota dell’elicottero che Dio si sarebbe certamente preso cura di lui poiché egli aveva una grandissima fede, così il pilota si allontanò per cercare altre persone disperse e bisognose d’aiuto. Le acque inghiottirono infine la casa e il sant’uomo affogò. Quando arrivò ai cancelli del Paradiso, chiese perchè Dio lo avesse abbandonato invece di prendersi cura di lui, nonostante la sua grande fede. Pare che Dio apparisse perplesso, non riuscendo a comprendere cosa fosse accaduto. Quindi gli disse: “Prima ti ho mandato la polizia, poi i vigli del fuoco, e infine un elicottero per salvarti”. Talvolta abbiamo solo bisogno di senso comune e di darci da fare. Dobbiamo aiutare noi stessi e fare ciò di cui siamo capaci per risolvere un problema prima di abbandonarci alla misercordia divina.

Quanti sono i segni che Dio ci mette davanti agli occhi e che non riconosciamo come una sua attenzione nei nostri riguardi? Quante sono le persone che finiscono intorno a noi per volere di Dio? Quante sono le frasi, commenti ed opinioni che riceviamo per un motivo preciso che non riconosciamo? Io non so dare una risposta quantitativa a queste domande. Eppure devono esserci queste persone… e devono essere un numero finito perchè è “finito” l’insieme di persone che conosco (ehm, si vede che sto studiando analisi…). Ho dieci decimi di vista… eppure, sono quasi cieco. Le intravedo ma non le vedo nitidamente. Non saprei riconoscerle all’istante.

Posso avere fede… ma neanche questa basta. Bisogna anche essere saggi. Bisogna anche darsi una smossa per cambiare la propria vita. Nel brano si parla del salvarsi la vita, ma si capisce benissimo che l’esempio si può allargare a qualunque aspetto della nostra vita. Pregare aiuta, avere fede aiuta… ma serve anche la nostra capacità e volontà. E serve anche che, chiudendo gli occhi, cerchiamo di riconoscere Dio in mezzo a noi.

Emanuele

PS: Joan Osborne in “One of us” cantava “…If God had a face what would it look like?” (“Se Dio avesse una faccia, come sarebbe?”). Chissà… magari l’abbiamo incontrato più volte. Magari c’è stato fisicamente accanto e… non l’abbiamo riconosciuto.

Reviewme: furbi markettari?!

Scritto il 25 novembre 2006 alle 12:59

Alcuni giorni fa avevo scritto una piccola recensione su ReviewMe e per questa mi era stata promessa una cifra pari alla metà del valore stimato (da loro) del mio blog. Tutto questo però sembra esser rimasto in aria.

Il giorno dopo aver scritto il post, chiesi tramite la pagina di supporto del loro sito informazioni circa il pagamento (e segnalai il post tramite permalink in modo che lo identificassero facilmente).

La loro risposta mi rassicurava che il pagamento sarebbe spuntato entro le 24 ore successive e che era tutto normale.

Giorno 17, tre giorni dopo aver scritto la recensione però, non spuntava ancora nulla. Così cercai una e-mail alla quale scrivere. Questa volta la risposta era tristemente mutata.

Hi Emanuele,
When you complete a review, you need to login and post it to our system within the
48 hour window.
Thanks,

ReviewMe Support
support@reviewme.com

Praticamente avrei dovuto segnalare il post tramite il pannello utente entro 48 ore dalla pubblicazione della recensione.

A questo punto mi sono alterato un tantino per vari motivi.

  • La prima e-mail mi diceva che era tutto ok, che non avrei dovuto far nulla.
  • Ho controllato giornalmente (più volte al giorno a dir la verità) le pagine del pannello “Blogger” su ReviewMe (ero ovviamente curioso di vedere spuntare il pagamento) ma nulla è mai cambiato.

Non c’era modo di segnalare il post e comunque il pagamento non è mai spuntato.

Ho scritto loro che io avevo diligentemente aspettato le loro risposte (sono passati alcuni giorni prima che lo facessero) e, all’ultima e-mail addirittura sembra non abbiano voglia di rispondere.

Cosa gli ho chiesto?

Beh, gli ho semplicemente chiesto se, essendo passate le 48 ore (e non volendo fregare il sistema cambiando la data del post) potessi scrivere una nuova recensione per fare tutto regolarmente.

Ad oggi, non ho ricevuto risposta e dubito che ne riceverò una.

Sono sicuro che saranno stati sommersi da richieste di pagamento, ma questo trattamento, molto sommario e poco aperto alle correzioni senza dubbio mi fa pensare che il loro interesse è solamente fare soldi e non diventare degli intermediari seri nel campo delle recensioni/feedback online.

A voi com’è andata? Giovy? Samuele? Bayle? Lotek? Avete dovuto far qualcosa? Vi è spuntato il pagamento?

A questo punto dei soldi non mi importa, è solamente questione di principio.

P|xeL

I girasoli…

Scritto il 24 novembre 2006 alle 8:30

Sono scomparso… sono mancato oltre un mese ma adesso sono tornato. Questo mese è stato particolare. Tante cose sono successe… e tante, come la risacca su una spiaggia, sono tornate sui propri passi. Sono tornate nella propria spiaggia.

Risacca Ho avuto tante volte la tentazione di rimettermi a scrivere… ma ogni qual volta lo stavo per fare, una voce mi diceva di aspettare. Era segno che non era ancora tempo… questa volta quella voce è molto debole e questo, ha solo un significato. Un bel significato.
Sono andato via perché stavo male. Non riuscivo più a vedere serenità nelle mie giornate e questo mi stava abbattendo sempre più. E scrivere, giornalmente… faceva male. Mi faceva ritornare sempre a pensare… mentre avevo bisogno di fuggire un pò.

Devo dire che è stato anche un esperimento carino. Ero un blogger costante ormai… e così ogni tanto mi chiedevo: “vediamo se è difficile staccarsi dal proprio blog, dalla tentazione di dire la propria su quel che capita nella blogosfera come si è abituati a fare; vediamo anche cosa succede ad un blog senza nuovi post”. Era strano, ogni tanto passavo dal blog per curiosità… e mi faceva un pò impressione. La “barra dei post”, in fondo alla pagina si andava svuotando giornalmente ma… stranamente, i lettori tramite feed (che hanno effettuato alcune migliaia di visite) non sono scomparsi e neanche i commenti si sono fermati. Anzi, forse, mi sono dedicato più a loro. Non c’erano i miei pensieri ma… il mio supporto non riusciva a scomparire. Sono successe tante cose sul web in questo periodo che ogni tanto effettivamente era dura evitare di scrivere. Google ha comprato Youtube, la Microsoft ha definito le date di lancio del nuovo sistema operativo… è uscito Firefox 2.0 ed Internet Explorer 7. C’è stata la condanna a morte di Saddam e la Nintendo ha lanciato la sua nuova console Wii (rivoluzionario l’approccio che ipotizza per suoi i giocatori: dimenticatevi le poltrone). Avete mai provato a “trattenere la voce” voi? Ci riuscireste con tutte queste notizie? Di una cosa mi sono reso conto: un blog ruba tanto tempo, ho potuto dedicare un pò più di tempo a me stesso.

Nel frattempo ho studiato, ho letto, ho ripreso le attività scout e… ho deciso un paio di cose. La prima è che riprenderò a fare Judo, probabilmente nelle prossime settimane (mi aspetta un periodo abbastanza pieno tra università e scout purtroppo e così sto valutando quando iniziare), l’altra… è un pò una piccola pazzia che sto meditando. Un piercing al sopracciglio. E’ una pazzia? Vale la pena farla? Mi è sempre piaciuto ma ho sempre evitato perchè sono “filosoficamente” contrario a questo genere di cose… che ne pensate?

Compito prova in itinere Disegno Assistito da CalcolatoreIeri ho avuto un esame. “Disegno assistito da calcolatore” (una materia “a scelta” dell’ultimo anno che fin ora mi sta sembrando una passeggiata). Si trattava di fare le proiezioni con Autocad di un componente disegnato in assonometria cavaliera. Ho potuto salvare il risultato e così… lo conservo qui, come ricordo. Il compito, come potete vedere, l’ho risolto. Mi sono comunque accorto di aver fatto un piccolo errore… peccato.

Senza dubbio vi starete chiedendo “e l’amore? come va?“. Si… perchè in fondo sono scappato per questo. Beh, come ho lasciato trapelare dalle prime frasi, tutto sta tornando alla normalità. Ed è proprio questo che mi rende più sereno. Non voglio parlarne più di tanto perché, piuttosto, odio far diventare certe cose un “reality show”. Non conosco blogger che non li critichi, ma poi, soprattutto i più piccoli, tendono a rendere le proprie pagine un “reality show” dei loro cazzeggiamenti. E’ stato questo un altro motivo che mi ha spinto, con un pizzico di maturità, a smetter di scrivere. Stavo cadendo anch’io in un vortice dettato dalla mia tristezza. Dovevo fuggire, volevo essere più grande del mio stesso errore. E così è stato.

In questi giorni, tra l’altro, ho scoperto un nuovo autore. Si tratta di Maxence Fermine che nel ’99, nel libro “Neve” descrive così dell’amore:

Perché l’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi… La cosa piu’ difficile è avanzare senza cadere…

Ho deciso di leggerlo… mi ha colpito una bellissima recensione. Sono anche andato in libreria a cercare il libro e l’ho trovato. In questo periodo, inoltre, la “neve” mi ricorda qualcosa che forse, un giorno, presenterò anche a voi. Non l’ho comprato comunque… ma ho deciso di aggiungerlo alla mia wishlist (Natale si avvicina… :-) ).

Stupenda, e poetica quanto la copertina, bianca con un semplice ideogramma al centro, la trama: “Giappone, fine Ottocento. Yuko, diciassettenne ribelle, lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, ormai divenuto cieco. Saseki, attraverso il racconto della sua passione per Neve, una ragazza bellissima venuta dall’Europa e scomparsa mentre cercava di attraversare un precipizio sospesa su una fune, insegna a Yuko la forza e la potenza dell’amore. E con questo insegnamento Yuko diverrà non solo un grande poeta ma – cosa più importante – un essere umano capace di amore.“.

Non rimpiango dunque questo silenzio ma… lo paragono ai girasoli.
Si, i girasoli. Quelli che Van Gogh amava così tanto da disegnarli ovunque. Quei girasoli che, nel 1889, descriveva così al fratello Theo:

Forse saprai che la peonia è di Jeannin, l’altea appartiene a Quost, ma il girasole è in qualche modo mio…

Perché i girasoli? Perché i girasoli sono fiori particolari. Seguono il sole… lo guardano e hanno bisogno della sua allegria e del suo calore. La sera però, chiudono i petali.

GirasoliE’ come se si prendessero una pausa dal mondo. Sembrano aver bisogno di chiudersi verso l’interno per un pò di tempo prima di volgere di nuovo il volto al mondo. Solo dopo aver usufruito di questo periodo di isolamento possono dedicarsi di nuovo al compito che Dio ha affidato loro. Così, quando torna il sole, loro concludono il loro periodo di riposo, si rimettono in azione e… riaprono i petali. Riaprendo i petali riprendono a vivere nel mondo che avevano lasciato, fissi nel loro posto. Ecco perché in questo momento sono anch’io come loro.
Sono tornato qui… al mio posto, perché vedo il sole ad oriente. Sta sorgendo nuovamente e il suo calore inizia a darmi così tanta forza e serenità che non posso più aspettare il mezzogiorno per svegliarmi.

Buongiorno dunque e speriamo che, nonostante Dicembre sia vicino, continui a splendere questo bel sole.

Mi siete mancati,

Emanuele

ReviewMe: giudica e guadagna.

Scritto il 14 novembre 2006 alle 1:53

Interrompo nuovamente il mio “silenzio” per un motivo “economico”.

Il post che segue *dovrebbe* farmi incassare qualche dollaruccio e così non posso perdere l’occasione. Ho già in mente come investire i soldi… ma questo è un altro discorso.

Come avrete intuito dal titolo, sto per parlare di ReviewMe, un servizio nato da poco (è finalmente attivo da meno di una settimana) che vuol cambiare il mondo delle valutazioni dei prodotti in commercio.

Qual è l’idea in pratica? Beh, i blog sono il fenomeno di questi ultimi anni e così… perché non sfruttare i blogger come giudici? Sono miliardi, e sono pronti a parlare di tutto. Perché non mettere in comunicazione diretta pubblicitari e blogger? Ecco come nasce ReviewMe.

ReviewMe (traducibile in “Recensiscimi”) offre la metà dei soldi promessi dai pubblicitari ai blogger che, chiamati in causa, si offriranno di parlare del prodotto da esaminare.

Una cosa stupenda insomma… che va, tra l’altro, a contrapporsi ad un suo “concorrente”: PayPerPost.

La differenza tra i due servizi però, è di natura filosofica. Mentre il secondo obbliga il blogger a scrivere recensioni obbligatoriamente positive e senza comunicarlo ai lettori (esiste nulla di più disonesto?), ReviewMe lascia libertà di pensiero al blogger che potrà così recensire senza imposizioni. Può liberamente parlarne male se lo reputa necessario e questo non gli impedirà di esser pagato per la sua opinione.

In definitiva considero questo servizio una bella cosa. Noi blogger siamo abituati a parlare di ciò che vediamo… e io stesso, in passato, ho parlato di gomme, negozi d’alimentari, sviluppo fotografie, servizi d’assistenza e router… non vedo nulla di male dunque nel ricevere qualche dollaro quando scrivo su qualcosa di cui avrei parlato comunque gratuitamente…

E voi? :-) Correte ad iscrivervi oppure avete paura di diventare soldati del web?

Penso che il mio blog non perderà la sua anima, al più, sarà un ulteriore mezzo di sussistenza.

Ciao,

Emanuele aka P|xeL