Archivio di gennaio 2006

No al trusted computing!

Scritto il 29 gennaio 2006 alle 17:23

Cosa è il “trusted computing”?!
Il “trusted computing” in origine doveva essere un mezzo per bloccare il propragarsi di virus/worm e cose simili… ma la furbizia dell’industria ha trasformato questa tecnologia (che alla fine si concretizza in un chip all’interno dell’apparecchiatura elettronica) in un mezzo per… decidere ciò che possa funzionare e ciò che invece non è approvato, e che quindi non verrà eseguito. Questo darà la possibilità alle grandi multinazionali di decidere ciò che sia “degno di fiducia” e ciò che invece non lo è, trasferendo la libertà e la possibilità di scelta dall’utente a… i loro interessi. In questo modo sarà possibile bloccare un player mp3 non approvato (che magari legge mp3 non protetti…) e software simili senza che l’utente possa in alcun modo evitare che ciò accada. L’unica possibilità sarebbe disattivare il chip prima di avviare il sistema operativo, questo però renderebbe illeggibili tutti i file diffusi con un meccanismo di protezione.

Contrariamente a quanto si dice spesso in giro, andando avanti per luoghi comuni, questa non è una azione voluta ed imposta solo dalla Microsoft. Anzi, a proporre il Trusted computing fu la Intel parecchi anni fa. La stessa azienda, adesso, inizia a parlare di “safer computing” (informatica sicura) anche se questa mossa secondo molti osservatori è solamente un metodo per fuorviare le opinioni della gente, distogliendo l’attenzione dai rischi principali di questa tecnologia.

Una lista delle aziende che hanno attualmente sottoscritto accordi o promuovono il trusted computing, la trovate qui.

Per approfondire e *combattere* questo futuro vi consiglio di visitare no1984.org (in memoria del Big Brother di George Orwell…), dove tra l’altro vengono descritte alcune semplici azioni da seguire per boicottare l’avvento di tutto questo.

Altre informazioni, molto esplicative potete trovarle nella traduzione dell’articolo originario di Ross Anderson intitolato appunto “Trusted Computing – Frequently asked questions” in aggiunta all’articolo “enciclopedico” presente su Wikipedia.
Infine… se avete una connessione a banda larga (sono circa 27Mb), godetevi il video realizzato da Lafkon e poi doppiato in italiano da quelli di no1984.org.

Emanuele aka P|xeL

No Trusted Computing

WordPress 2.0 è XHTML valid.

Scritto il 29 gennaio 2006 alle 1:21

Qualche tempo fa mi ero lamentato dell’editor di WordPress. Oggi però, giusto per provare, ho utilizzato il nuovo editor nella correzione di un post che, creato con il vecchio editor avrebbe creato del codice con dei warnings (non veri e propri “errori” gravi ma semplici “brutture del codice” che comunque firefox e/o internet explorer riusciano ad interpretare correttamente).
Il risultato di questa prova è che il codice generato è XHTML Valid.

Mi sono *divertito* (deformazione professionale…) a sistemare i post di vari mesi precedenti in modo da rendere “valide” quante più possibili pagine del blog. Se in questi giorni troverò il tempo, tenterò di “ripassare” in pulizia tutti i post non completamente corretti scritti fino ad oggi dal 2003.

In ogni caso… d’ora in poi, i post inseriti dovrebbero essere completamente corretti sintatticamente. :-)

P|xeL

La mia coccinella…

Scritto il 29 gennaio 2006 alle 0:11

“…al centro dentro sento un grande movimento e sentimento, sono 100 voci tutte in un momento che gridano, ti chiamano, e’ un grande coro ed io mi riconosco in ognuna di loro: esplosioni .. sento come se .. temporale e mare in tempesta fosse dentro di me…”

(Sottotono – La mia coccinella)

E’ tutta la sera che ripenso a 3 anni fa… anzi, ripenso anche a *molti* anni fa. Quante cose sono cambiate… quante abitudini, persone… luoghi. Anche tra noi due… tante cose sono cambiate, e moltissime sono migliorate.

Buona “conversione di San Paolo” pulcina mia… divertiti.

…ti amo tanto…

Emanuele

Come neve fredda scenderei…

Scritto il 27 gennaio 2006 alle 21:19

Questa sera, tornando a casa… chiuso in auto, proprio con quella sensazione descritta nel post precedente, alla radio è iniziata una canzone… questa canzone…:

Tre minuti, solo tre minuti per… parlarti di me.
Forse basteranno a ricoprirti di bugie come se io dovessi mostrar di me quello che ancora no… non sono stato mai…

Per convincerti ho due minuti… ancora due minuti ma…
non li sprecherei per mentirti mai…
come neve fredda scenderei per coprir tutto quello che sei…
come sale bianco brucerei …brucerei…

Tre minuti, solo tre minuti per fidarti di me…
pensi basteranno a ricoprirmi di bugie,
come se tu dovessi saper di me quello che ancora no… non sono stato mai…

Per convincerti ho due minuti… ancora due minuti ma…
non li sprecherei per mentirti, mai…

Come neve fredda scenderei per coprir tutto quello che sei…
come sale bianco brucerei le bugie che ogni giorno direi…
come neve fredda scenderei per coprir tutto quello che sei…
come sale bianco brucerei…
…bianco brucerei
…bianco brucerei
…bianco brucerei
brucerei… brucerei…
brucerei…

…un minuto, resta un minuto… per poterti dire…

(Negramaro – Solo 3 minuti)

E io… mentre guidavo pensavo che… sono pazzo di te. Sento davvero di AMARTI… è una sensazione indescrivibile… che ti da forza dentro… che ti riempie…
Mi sento ricco perchè ho te.

Ecco, dovevo dirlo per forza. Non resistevo più…

Questi giorni sono stupendi, nonostante tutto lo stress per l’università e tanti altri impegni familiari… perchè ci sei tu. Rendi tutto speciale…

Ti amo davvero amore mio… per sempre…

…come neve fredda scenderei per coprir tutto quello che sei…

Emanuele

Il mio sogno a quattro ruote…

Scritto il 27 gennaio 2006 alle 21:00

Amo la macchina. Amo guidare… amo le belle macchine, quelle piene di tecnologia dentro.
Adoro la sensazione della “perfezione di guida”. Adoro guidare in un’auto… scura dentro, con quelle luci qua e la… che la rendono tanto un cockpit di aereo. Mi piace sentire il silenzio all’interno… nonostante il motore stia galoppando… con il mondo che scorre a destra e sinistra. Mi piace la sensazione di protezione che si vive al suo interno. Ci si chiude… e si è in un piccolo guscio, che cerca di essere il più accogliente possibile. Che ti tien caldo quando fuori piove, o nevica… o ti rinfresca quando l’estate si fa sentire…
Adoro quando basta un filo di musica a basso volume per non farti sentire più nulla dal di fuori. Adoro viaggiare con i finestrini chiusi… quando oltre alla radio si sente solo il rumore dei pneumatici che rotolano senza sosta…

Mi piace la “compattezza” dell’auto… quel rumore che si avverte quando un cambio di livello nell’asfalto ti fa sentire i pneumatici salire quello scalino senza scomporsi più di tanto…

Mi esalta la sua sicurezza… tutte gli artefatti tecnologici che cercano di incollarla al terreno. Che la trattengono dal volare fuori la traiettoria… in modo da poter spalancare il gas…

Impazzisco quando un pizzico di musica, giusto un pò più grintosa, mi accompagna nelle cambiate… o nelle frenate. Senza mai eccedere, giusto quel pò di grinta sportiva che un bel motore ti può far assaporare…

Penso proprio che “da grande” avrò una bella auto. E sarà così… come la sogno. Avrà un bel motore… e una bella linea. Elegante ma sportiva allo stesso tempo. Confortevole ma grintosa.

Potente ma allo stesso tempo discreta.

Al momento, l’auto che sto cercando di descrivere la identifico per certi versi alla M5 della Bmw… un bolide “elegante”. Una potenza “fiera di se”.

Bmw Serie 5 - M5

E chissà che magari un giorno…

Emanuele

Punti di vista (sulla patente?)

Scritto il 26 gennaio 2006 alle 15:49

Un uomo parcheggia in divieto, si avvicina una vigilessa e gli dice “Sarebbero 33 euro…”.
E lui: “Va bene dai, sali…!”.

“Cio’ che per il bruco è la fine del mondo per il resto del mondo è una bella farfalla.” (Lao-Tzu)

:-)

Buon pomeriggio,
P|xeL

Hide and seek

Scritto il 25 gennaio 2006 alle 23:29

Questa sera la stanchezza ha governato da sola. Dopo l’ennesima giornata all’università avevo bisogno di rilassarmi… soprattutto visto che la riunione di staff è saltata… (meglio…!!).
Così, dopo cena… ho aperto il mio fido foobar che però… si è incantato (volutamente) su una canzone molto in voga in questo periodo: “Hide & Seek” degli Imogen Heap.
Questa canzone per quanto ne sappia, fa da sottofondo alla puntata finale di O.C. ed allo spot della Skoda…

Effettivamente è una bella canzone… l’avevo già ascoltata, anche attentamente con il testo davanti, qualche giorno fa e mi aveva colpito. Stasera però… è partita a basso volume… proprio come sottofondo al silenzio della mia stanza.

Penso che si sia meritata con onore un posto in questo blog, eccola (con la traduzione):

Where are we?
What the hell is going on.
The dust has only just began to fall.
Crop circles in the carpet, sinking, feeling.
Spin me around again and rub my eyes.
This can’t be happening.
When busy streets a mess with people would stop to hold their heads heavy.

Hide and seek.
Trains and sewing machines.
All those years they were here first.

Oily marks appear on walls
Where pleasue moments hung before
The takeover, the sweeping insensitivity of this
Still life.

Hide and seek.
Trains and sewing machines.
Oh, you won’t catch me around here.
Blood and tears they were here first.

Hmm what you say?
Oh that you only meant well, well of course you did.
Hmm what you say?
Hmm that it’s all for the best, of course it is.
Hmm what you say?
That it’s just what we need, you decided this.
Hmm what you say?
What did she say?

Ransom notes keep falling at your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut outs
Speak no feeling no i don’t believe you
You don’t care a bit you don’t care a bit.

Ransom notes keep falling at your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut outs
Speak no feeling no i don’t believe you
You don’t care a bit you don’t care a bit.

You don’t care a bit.
You don’t care a bit.
You don’t care a bit.
You don’t care a bit.
You don’t care a bit…

______ Traduzione ______

Dove siamo? Che diavolo sta accadendo?
La polvere ha appena iniziato a cadere.
Raccolgo cerchi nel tappeto, sprofondando, provando.
Mi giro intorno e mi stropiccio gli occhi.
Non è possibile che stia succedendo.
Quando, per le strade gremite, una caterva di gente
Si ferma per sorreggersi la testa fra le mani.

Nascondino.
Treni e macchine per cucire.
Per tutti questi anni erano qui per prime.

Macchie d’unto spuntano sulle pareti
Dove prima erano appesi i momenti di piacere
Una dilagante insensibilità sta prendendo il controllo
Di questa vita.

Nascondino.
Treni e macchine per cucire.
Oh, non mi troverai in giro.
Sangue e lacrime.
Erano qui per primi.

Mm, che dici?
Mm, dici che eri in buona fede? Bè, certo che lo eri.
Mm, che dici?
Mm, dici che tutto finirà nel migliore dei modi? Ah di sicuro.
Mm, che dici?
Mm, dici che è solo quello di cui abbiamo bisogno? Ma l’hai deciso tu.
Mm che dici?
Che cosa ha detto lei?

Dalla tua bocca continuano a cadere lettere che chiedono riscatti
Chiacchiere dolciastre, ritagli di parole prese da giornali
Non esprimono sentimenti, no, non ti credo.
Non te ne importa niente. Non te ne importa niente.

Dalla tua bocca continuano a cadere lettere che chiedono riscatti
Chiacchiere dolciastre, ritagli di parole prese da giornali
Non esprimono sentimenti, no, non ti credo.
Non te ne importa niente. Non te ne importa niente.

Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente…

(Imogen Heap – Hide & Seek)

Adesso è meglio che vada a nanna… domani dovrò alzarmi presto per studiare nonostante non andrò all’università. Ah… tanti auguri alla mia sorellina che oggi… si è abilitata architetto! :-)
Chissà quando arriverà il mio turno…

Sogni d’oro a tutti,
Emanuele

Nature o nurture? (Natura o educazione?)

Scritto il 25 gennaio 2006 alle 20:52

La nostra identità di genere, ossia la coscienza dell’appartenenza a un determinato sesso, delle differenze con l’altro sesso, dei fattori psicologici e culturali connessi al ruolo che gl’individui di un sesso o dell’altro svolgono nella società, è inscritta profondamente nella nostra natura o piuttosto è “socialmente costruita”, frutto dell’apprendimento, come affermano da decenni attive culture femministe e gay che accusano il maschio di aver progettato la società occidentale allo scopo di conservare privilegi economici e sociali?

Esistono una natura maschile e una natura femminile, o sono mero esito di indottrinamento socioculturale?

Se un bambino, anziché giocare con pistole e soldatini, giocasse con le bambole e i nastrini colorati, da adulto gliene verrebbe un comportamento dolce e materno piuttosto che virile e pragmatico?

Provate a leggere questa storia…

C’era una volta Bruce.

La drammatica storia di David Reimer sembra smentire qualsiasi teoria “educativa” della sessualità.
David Reimer nacque il 22 agosto del 1965 a Winnipeg, in Canada.
Allora non si chiamava David, bensì Bruce.
Nacque con un fratello gemello omozigote, Brian.
I due gemelli presentavano una fimosi piuttosto marcata, e i genitori decisero di sottoporrli a un intervento di circoncisione.
Un’operazione routinaria e banale, che tuttavia cambiò la vita della famiglia Reimer e soprattutto di Bruce.
Il 27 aprile 1967 la madre, Janet Reimer, portò i suoi bambini all’ospedale di Winnipeg come programmato, nonostante sulla cittadina si fosse scatenata una tempesta di neve.
Il medico che solitamente operava le fimosi era assente.
Il suo sostituto decise di non effettuare l’operazione con un bisturi, ma con una macchina per cauterizzare.
Nel corso di un primo tentativo non riuscì ad incidere la pelle.
Aumentò il voltaggio. Secondo fallimento.
Il voltaggio fu aumentato di nuovo. Il cauterizzatore bruciò il pene di Bruce.
Non ci fu un tentativo su Brian. La sua fimosi si sarebbe risolta spontaneamente dopo qualche mese.
Ron e Janet, i genitori di Bruce, si chiusero in un isolamento assoluto, per la vergogna e il rimorso.
Una domenica sera, tuttavia, un uomo carismatico, suadente, ben vestito e dall’eloquio forbito fece loro credere che tutto si sarebbe risolto.
Che si sarebbero risvegliati dall’incubo e che la loro vita sarebbe stata quella che avevano sempre sognato.
Quell’uomo era il dottor John Money, chirurgo del Johns Hopkins Hospital di Baltimora; stava illustrando in televisione i suoi successi nel campo del cambio di sesso.
Durante la trasmissione il dottor Money chiese a una donna, decisamente affascinante e femminile, di entrare nello studio e di sedersi accanto a lui.
Dopodiché spiegò che quella donna quattro anni prima si chiamava Richard.

Qualche giorno dopo il dottor Money incontrò Ron e Janet.
Mantenne la sua imperturbabilità professionale, ma l’occasione era ghiotta.
Fino a quel momento aveva operato persone con problemi di ermafroditismo, ossia che presentavano organi genitali appena abbozzati, oppure sia maschili che femminili; si trattava di casi estremi, con una sessualità indefinita.
Ora, invece, non soltanto aveva la possibilità di trasformare chirurgicamente un bambino nato con organi genitali normali in una bambina; ma c’era pure un gemello con lo stesso patrimonio genetico.
Era l’esperimento perfetto e gli veniva offerto su un piatto d’argento.
Avrebbe dimostrato in maniera definitiva che l’identità di genere è socialmente costruita e assolutamente indipendente dal sesso genetico.
Una piccola operazione, bambole e nastrini, qualche dose ormonale: questo è tutto ciò che serve per trasformare una persona da maschio in femmina.
E per dimostrare che non esiste alcuna natura maschile o femminile, alcun progetto divino, alcun ordine naturale eterno e immutabile.

La pipì in piedi.

Il 3 luglio 1967 il dottor Money asportò i testicoli di “Brenda” Reimer e modellò lo scroto dandogli la forma delle grandi labbra.
Ordinò a Ron e a Janet di vestirla come una bambina, trattarla da bambina, parlarle come si parla a una bambina.
Una volta all’anno lui avrebbe effettuato una visita di controllo. E tutto sarebbe andato bene.
Ma l’esperimento del dottor Money incontrò un ostacolo imprevisto: Brenda.
Brenda (cioè Bruce, che nulla sapeva della sua nascita) si muoveva, parlava e camminava come un maschietto; interveniva a difendere il fratello facendo a botte con i compagni di classe; rubava a Brian i giocattoli “da maschio” e i suoi vestiti; faceva la pipì in piedi.
Le insegnanti, preoccupate per gli atteggiamenti poco femminili di Brenda, convocavano continuamente i genitori e, insieme a loro, facevano pressione su Brenda perché si decidesse a comportarsi come avrebbe dovuto.
Brenda, dal canto suo, tentava in ogni modo di comportarsi come una brava bambina per far felici genitori e insegnanti; ma gli esiti erano sconfortanti.

Nel frattempo il rendimento scolastico della bambina peggiorava; Brenda era sempre più chiusa e taciturna.
Le insegnanti cominciarono ad accennare ai genitori il timore che Brenda fosse lesbica; suggerirono di portare la bambina da uno psicoterapeuta, per indagare i sempre più evidenti sintomi depressivi che la bimba mostrava.
Il dottor Money consigliò invece ai genitori di girare per casa nudi e di frequentare spiagge per nudisti.
Sempre su suggerimento del dottor Money, Ron e Janet vendettero ogni cosa, lasciarono il lavoro e andarono a vivere in un camper, in una località montana, isolata e scarsamente abitata.
Ma Brenda continuò a peggiorare.
Il fratello Brian mostrava atteggiamenti aggressivi nei confronti degli altri ragazzi; Ron cominciò a bere smodatamente.
Janet evidenziò disturbi psicologici e tentò il suicidio.
Chiese il divorzio.
Infine, un incendio distrusse il camper e con esso la maggior parte delle loro cose.
I Reimer tornarono a Winnipeg nel novembre del 1976, nel tentativo di ricostruirsi una vita; Brenda fu infine portata da uno psicoterapeuta.

Ron e Janet avevano sempre portato i bambini dal dottor Money, come concordato, una volta all’anno.
Ma i gemelli, Brenda in particolare, mostravano resistenze sempre più violente.
I genitori non capivano: il dottor Money era sempre dolce e gentile.
Non potevano immaginare ciò che accadeva nello studio mentre loro aspettavano in sala o in albergo.
Non potevano sapere che Money esercitava su Brenda e Brian violenze psicologiche, che mostrava loro fotografie e filmini pornografici, che chiedeva loro di mimare rapporti sessuali scattando fotografie.
Intanto Money insisteva perché Brenda fosse sottoposta a un’operazione definitiva di scavo della vagina, ma Brenda non ne voleva parlare; finse di accettare la terapia ormonale, ma nella maggior parte dei casi riusciva a sputare le pillole.
Per nascondere il seno e i fianchi cominciò a mangiare a dismisura.
Quando Money, nel corso della visita del 1978, la fece accogliere da un transessuale, Brenda fuggì terrorizzata e disse ai genitori che si sarebbe suicidata piuttosto che tornare in quello studio.
Da quel momento decise di smettere la commedia della brava ragazza; rifiutò l’identità femminile e cominciò a comportarsi da maschiaccio.

Due anni più tardi Ron chiese a Brenda di accompagnarlo a prendere un gelato.
Le raccontò tutto: la circoncisione e quel che era seguito.
Brenda chiese semplicemente: “Qual era il mio nome?”.
Decise di farsi amputare il seno e cominciò a farsi chiamare David.
David Reimer tentò il suicidio ingerendo un flacone di antidepressivi della madre; in seguito comprò una pistola ed entrò nello studio del medico che, quindici anni prima, gli aveva bruciato la vita.
Non lo uccise; uscì dallo studio e gettò la pistola nel fiume.
Nel 1981 si sottopose a un intervento per la costruzione di un rudimentale pene; cominciò a farsi degli amici e a frequentare le ragazze.
Nel 1986 si sottopose a un altro intervento di ricostruzione del pene e nel 1989 sposò Mary, una giovane donna con tre figli avuti da tre uomini diversi.
Decise di raccontare la sua storia al giornalista John Colapinto; voleva denunciare gli esperimenti ai quali era stato sottoposto ed evitare ad altre persone le sue sofferenze.
L’esito di quell’incontro è il toccante libro As Nature Made
Him: the Boy Who was Raised as a Girl (2000), entrato fra i best seller del New York Times e insignito di vari premi (ma mai tradotto in Italia).

Il 5 maggio 2004 David Reimer si è suicidato.
E John Money è acclamato come uno dei più autorevoli psicosessuologi americani.
Ora è il portabandiera della teoria secondo la quale la pedofilia non sarebbe sinonimo di violenza sui bambini.

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Fonte: Roberto Marchesini – (C) Il Domenicale – 19 marzo 2005

Certe storie fanno proprio tanta tristezza. Vite distrutte per colpa di pazze idee di certi “illustri co*lioni”. Penso che dovremmo imparare a fare attenzione quando le nostre idee/visioni coinvolgono altre vite…

Emanuele