Recupero dello spazio non utilizzato su dischi thin provisioned in macchine vSphere

In ufficio abbiamo dei server vSphere con oltre un centinaio di macchine virtuali. Durante il loro uso queste macchine hanno gestito dei dati che successivamente sono stati eliminati.

vSphere, tramite vmkfstools può fare il reclaim dello spazio destinato ad un disco vmdk solo se vede delle zone contigue di zeri. Il problema è che le macchine (Windows nel nostro caso, ma è un problema comune a tutti), quando cancellano dei dati in realtà non portano a zero le aree di memoria del disco ma semplicemente eliminano i riferimenti ai file nei loro indici. Per questo vSphere considera lo spazio di quei file ugualmente utilizzato.

Per poter richiedere lo spazio sarà necessario far scrivere a zero tutto lo spazio vuoto all’interno dei dischi di ogni macchina. Un metodo abbastanza veloce (circa 5 minuti ogni 100GB da liberare) è quello di far girare questo script PowerShell in ogni virtual machine Windows.

Lo script (che dovrete salvare con estensione .ps1) crea un file ThinSAN.tmp sul volume specificato fino a lasciare libera solo la percentuale impostata (il valore di default è 5%). Questo permette a un disco thin provisioned di contrassegnare quello spazio come inutilizzato rendendo possibile il suo reclaim sul disco fisico.

Il comando per far scrivere a zero lo spazio vuoto su C:\ è ad esempio:

    PS> Write-ZeroesToFreeSpace -Root "c:\" 

Aprendo col notepad il file Write-ZeroesToFreeSpace.ps1 potrete trovare ulteriori indicazioni ed esempi.

Emanuele

Il tracking pubblicitario è l’ultimo dei nostri problemi.

Zeynep Tufekci, sociologa turca, in maniera molto lineare mostra perché la profiliazione ai fini pubblicitari dei giganti del web sia l’ultimo dei nostri problemi.

Tutti i dati che lasciamo in giro hanno infatti conseguenze ben più serie: equilibri sociali e politici sono affidati a mani che non hanno ancora piena consapevolezza degli effetti smisurati dati dall’uso di tali tecnologie.

Le intelligenze artificiali che l’industria informatica ha costruito non fanno differenze: che sia un orologio o un messaggio di odio razziale, tutto può essere confezionato su misura per i nostri occhi. Niente più tentativi di indottrinamento di massa ma interventi mirati, soppesati e molto più incisivi.

Dovremmo ribellarci alla profilazione non tanto per la pubblicità di scarpe che poi ci insegue in giro per il web quanto per la possibilità di diventare ignari bersagli di messaggi che minano la libertà della società intera.

Emanuele

Quasi quasi…

Barcellona - Casa Battló

Abbiamo concluso il 2018 e iniziato il 2019 a Barcellona. Viaggio particolare (girare per giorni una città con un passeggino tra le mani è un’esperienza che mi mancava) ma città meravigliosa.

Ho amato l’inverno mite che permetteva passeggiate senza giacca. Ho amato la paella e il pesce a buon prezzo. Ho amato poter bere una cerveza guardando il mare.

Barcellona è una Palermo che funziona. Barcellona è una Milano col mare. E’ una città in cui vivrei bene: gli spagnoli sono accoglienti, la lingua si impara con rapidità, i servizi funzionano, la città è pulita.

Al ritorno a casa, per sognare un po’, ho curiosato tra gli annunci di lavoro da quelle parti.

Auguri di buon 2019 a tutti, che possa essere un anno in cui i sogni si avverano. Se non tutti, almeno alcuni tra quelli in lista.

Emanuele

La rete va protetta.

Ad Ottobre 2005 questo blog fu trasferito su WordPress quando, tale software, aveva alle spalle due annetti di sviluppo. Tredici anni dopo è un prodotto maturo al punto che un sito su tre sta girando su questo CMS senza che ve ne accorgiate.

Stamattina ho aggiornato queste pagine all’ultima versione di WordPress, la big release degli ultimi 4 anni.

Cambiano tante cose ma una rimane la stessa: la possibilità di condividere in piena libertà e controllo.

In queste ultime settimane Flickr, comprata da SmugMug, ha deciso di cambiar rotta: gli utenti senza piano a pagamento dovranno acquistarne uno o vedranno eliminati i loro ricordi fino al raggiungimento del limite delle 1000 foto. Io usavo il loro servizio come backup, ulteriore e de-localizzato, delle mie foto. Il mio account contiene 50.498 foto e in pratica verrà raso al suolo.

In questi giorni Tumblr, repentinamente spinta dai suoi investitori (la sua app era stata rimossa dall’App Store di iOS per dei contenuti pedopornografici), ha deciso di rimuovere qualsiasi “contenuto esplicito”: gli effetti catastroficamente ridicoli sono sotto gli occhi di tutti.

I nostri contenuti, insomma, non sono mai perenni e sotto il nostro esclusivo controllo come le impostazioni del nostro social preferito ci lasciano immaginare. Ogni volta che affidiamo i nostri contenuti a piattaforme private non facciamo altro che destinarli presto o tardi all’oblio per motivi differenti. Una condotta così superficiale, nasce da due possibilità: la prima è che in alcun modo valutiamo di valore i nostri contenuti per cui è ragionevole che vadano persi, la seconda è che ciecamente sottovalutiamo la realtà della rete e le sue dinamiche.

Da anni definisco i blog come “luoghi della resistenza”: spazi protetti e liberi. Su questo blog ho pubblicato 3.939 post e di ognuno di essi sarò io a decidere se e quando avrà senso farli sparire.

Avere un blog è difendere internet nella sua essenza.

Internet morirà quando sarà totalmente nelle mani dei controllori del web. Proteggerlo è una responsabilità che in molti non sentono ma la caratteristica primordiale che ha reso la rete un medium di successo era proprio quella: uno spazio aperto e di condivisione senza distinzioni, limiti o censure.

Impariamo a proteggere i nostri contenuti, almeno quelli di valore. Smettiamola di scrivere tutto sulle nostre bacheche.

Emanuele

I colori della nostra vita.

Acero
Manca un mese al Natale e oggi mentre raccoglievo le foglie in giardino riflettevo su quanto bello sia questo periodo della mia vita. Sono contento, soddisfatto e appagato. Non so se era previsto così da Dio dal fato o dal caso o se tutto sia totalmente nelle nostre mani, frutto di impegno e dedizione, ma non posso che esser grato per quel che ho: non avrei neanche saputo immaginarlo un decennio fa.

Mi domando spesso quanto durerà perché – lo so – nulla è eterno. E’ uno sforzo stupido, un inutile tentativo di controllo del domani frutto della paura che prima o poi qualcosa sfugga di mano, qualche equilibrio cambi o inevitabilmente tutto si trasformi in una nuova dimensione. Mia moglie mi ricorda sempre che è bene imparare a concentrarsi sull’oggi e interiormente questo è l’esercizio che sto imparando a fare.

L’acero oggi aveva dei colori stupendi, ai miei occhi le sue foglie sembravano tante stelline e nel silenzio di un pomeriggio autunnale le ho raccolte una ad una.

Emanuele

365.

Crescere e partire sono due sinonimi nonostante non sia immediatamente visibile e io, da trecentosessantacinque giorni, mi sto allenando alla tua partenza.

Questi dodici mesi mi hanno permesso di assaggiare il senso de «i figli ti cambiano la vita». La potenza e la pervasività di questa frase è comprensibile solo a chi genitore lo è. Tutto è stravolto, nulla è più come prima. Non in senso negativo però. Al contrario un’energia nuova ti investe e sorregge. Te ne sarò grato eternamente.

Auguri, tanti, a Te.

Emanuele

Chicago mi è piaciuta.

Chicago - 01
Chicago mi è piaciuta. Ordinata, sufficientemente pulita, non troppo caotica. Mi ha divertito la sua metropolitana soprelevata e il caratteristico ferro a vista che la contraddistingue, mi ha sorpreso la quantità di opere sparse in giro per la città. La densità di popolazione pari a quasi un terzo di quella di Milano, fa sembrare questa metropoli americana una città non troppo stresssata e stressante. L’aria pungente e pulita del lago Michigan le donavano un fascino indiscutibile. Gli ultimi due secoli di storia di questa città raccontano gli effetti della rivoluzione industriale: dal commercio dei cereali all’esplosione dell’acciaio e la conseguente ondata migratoria.

A proposito di rivoluzioni: ho amato Uber, l’ho usato e l’ho visto usare con un’assiduità che spero riusciremo a vedere prima o poi anche noi europei. Il vantaggio è evidente: la gente usa Uber e lascia l’auto a casa. Anche alle 6 del mattino, senza difficoltà, in pochi minuti un’auto è passata a prendermi. Entri ed esci dall’auto senza dover pagare, senza dover dare indicazioni, senza doverti assicurare che l’autista non stia approfittando della tua ignoranza per allungare un po’ il percorso. Tutto è pre-stabilito, compreso il prezzo bassissimo. Il pagamento tramite l’app all’arrivo a destinazione è immediato e automatico.

Per la prima volta nella vita, mi son ritrovato in un posto estero senza avere necessità di cambiare un solo dollaro. In Cina non mi era riuscito. Ho pagato cibo, spostamenti, regali e quel che poteva capitare nelle mie quasi-due-settimane americane usando carte di credito o Apple Pay. L’uso della moneta digitale è in maniera evidente un’abitudine, nessuno si è stupito o ha storto il naso di fronte a piccoli pagamenti con circuiti elettronici. Gli americani sono viziati dalle carte di credito, io spero che un giorno sapranno essere trainanti nell’esplosione verso le masse delle cryptovalute.

Chicago, dicevo, mi è piaciuta. Non l’ho vista con il freddo polare, con la neve paralizzante, ma non fosse per la distanza da famiglia e amici, probabilmente ci vivrei. Non per il cibo ovviamente: dopo una settimana tra Tacos, Subway, ali di pollo fritte, hamburger e così via… ho provato un ristorante italiano alla ricerca di un piatto di pasta. Esperienza incredibile. “Fettuccine alfredo”: pasta ben scotta con pezzi di pollo e formaggio come condimento. Non commento ulteriormente.

Ah, ho mangiato anche da Hooters – se siete maschietti e non sapete di che si tratta è bene vi facciate una cultura – e tra le foto storiche del locale ho ritrovato proprio lui, il potus attuale. Donaldino ovviamente non poteva farsi mancare una foto abbracciato stretto a due cheerleader scollate.

Emanuele