Note per vecchi blogger.

Sebbene questo blog possa esser sembrato fermo per un mese, al suo interno ha combattuto con un bug di Jetpack, ha abbandonato Flash per tutte le tracce audio e sta per farlo anche per tutti i video a favore di quanto offerto dall’HTML5.

Mantenere un sito non significa solo rifare un template in maniera responsiva ma avere anche a mente che, quotidianamente, centinaia di persone vi accedono non tramite la homepage ma attraverso chiavi di ricerca che puntano alle più impensabili e nascoste pagine del proprio archivio. [1]

Emanuele

[1] Tip in regalo: uno dei plugin storici di questo blog è “Broken link checker” il quale scansiona costantemente i link presenti in tutto il database e avverte nel caso in cui qualcuno sia morto. Silenziosamente, negli anni, ho corretto centinaia di link. “Un buon link è un link che non muore mai” ma – Wikipedia a parte – in pochi sembrano ormai ricordarsi di questa sana regola.

Ciliegio in fiore.

2016-04-05_in-giardino_ciliegio-e-acero
Nel mio giardino la primavera è esplosa da alcuni giorni. Combatto il grigio noioso di questo inizio d’Aprile milanese con il verde dell’acero, il bianco del mega-ciliegio, il rosso, il giallo, il rosa e l’arancione dei tulipani, ormai sbocciati, arrivati in seme dall’Olanda.

Aiutano a respirare. Venti minuti terapeutici alla fine di una giornata di lavoro. Una sedia sull’erba, un po’ di silenzio, gli uccellini che svolazzano qua e là.

Ho atteso un inverno questo momento.

Emanuele

OSX Snow Leopard e iOS 9.3.

Errore iTunes con iOS 9.3Il mio Macbook con Snow Leopard è ufficialmente obsoleto. Lo era già per tante altre funzioni, ma riuscivo ancora ad utilizzarlo per quelle “vitali“. [1] Non avere più accesso all’iPhone e/o all’iPad via iTunes è limitante (e fastidioso). Ho già in programma l’acquisto di un Mac nuovo, ma speravo di non ritrovarmi così in difficoltà durante gli ultimi mesi…

Emanuele

[1] Non lavoro più con questo Macbook da parecchio nonostante ciò, con un po’ di pazienza, rimane un buon compagno per qualche ricerca su internet, per archiviare le foto dei viaggi, per fare pulizia via FTP, per scrivere qualche e-mail più articolata o un post come questo, per gestire il password manager o, appunto, per effettuare i backup in locale dei dispositivi con iOS.

Utilizzare Flickr come sistema di backup delle proprie foto.

Ho caricato una copia di tutte le foto archiviate in questi anni, con risoluzione originale, su Flickr.

Mi sfugge perché pagare iCloud, Dropbox o Google Drive per questo genere di attività. Il rilancio di Flickr voluto da Marissa Mayer probabilmente non ha riportato la piattaforma ad essere l’eccellenza nel settore, ma comunque si presenta con una proposta di tutto rispetto: 1TB gratuito per chiunque.

Se anche tu stai cercando dove conservare le tue foto, prova a dargli un’occhiata. Ovviamente – e vale per tutti i servizi in cloud – questi servizi non vanno mai considerati oltre semplici sistemi di backup. L’improvvisa chiusura/blocco del tuo account per la ragione più assurda può portare a momenti di sudore, se non alla perdita definitiva dei contenuti.

Una piccola segnalazione: attenzione ad impostare tutte le foto degli album, oltre che “private” anche come inaccessibili dalla ricerca interna di Flickr, altrimenti – come accade spesso – quando gli internauti cercheranno foto di gattini su Flickr, troveranno anche il tuo micio. Puoi anche farlo da “Organizza“, selezionando tutte le foto interessate e attivando la voce Autorizzazioni → Mostra/nascondi dalle ricerche pubbliche. Caricare semplicemente le foto come “Privatenon basta a nasconderle del tutto.

Emanuele

L’Internet of Things dopo il caso “Apple – FBI”.

Gli effetti della sentenza tecnologica più chiacchierata di questi giorni stanno raccolti in questo bell’articolo del NYT. [1]

Da un punto di vista storico, dice l’articolo, stiamo entrando in una nuova era. Non molto tempo fa vivevamo in un mondo in cui la sorveglianza era difficile: «Nel passato, se avessimo avuto una conversazione di persona non ci sarebbe stata alcuna registrazione, nessuno avrebbe avuto accesso. Se avessimo scritto sulla carta qualcosa, avremmo potuto bruciarla nel caminetto e farla sparire per sempre». In assenza di protezioni tecniche e legali, la tecnologia sta per smantellare queste possibilità.

La nostra auto registrerà quando è stata avviata e il percorso effettuato [2]. La lampadina, attraverso i grafici dei consumi saprà indicare quanti minuti avremo trascorso in una stanza. Il frigo registrerà cosa amiamo mangiare. La lavatrice saprà svelare tutto dell’ultimo bucato. La banca conosce già tutto dei nostri acquisti (luogo, orario, prodotto, prezzo). Il fitbit che avremo al braccio registrerà il nostro battito cardiaco, secondo per secondo. Le ultime TV Samsung – per ragioni tecniche – avvertono che registrano le conversazioni che avvengono di fronte ad essa. Avremo strumenti con riconoscimento facciale che, per ovvie ragioni, registreranno quel che passa di fronte. Tutto sarà tracciato, accessibile se non opportunamente protetto.

«Now we have a surveillance-enabled world», Ms. Granick said. «It’s cheap, and it’s easy. The question that society has to ask is, Is that what we really want?».

Ciò di cui abbiamo realmente bisogno è che l’Internet of Things non si trasformi nell’Internet della Sorveglianza. Abbiamo bisogno di leggi che proteggano la nostra individualità, piuttosto che renderla disponibile.

Emanuele

[1] Segnalato da Bicycle Mind.

[2] In realtà le nostre auto lo fanno già, tramite le scatole nere che le nostre assicurazioni ci chiedono di montare in cambio di un leggero sconto sulla polizza RCA…

Disconnect.

Disconnect di Henry Alex Rubin

Un film didattico. Evitando opportunamente le scene più forti [1] andrebbe fatto vedere nelle scuole. La storia è un’ottima base per un dibattito circa i pericoli, classici e sempre più frequenti, che si possono incontrare in rete: cyber-bullismo [2] e le sue conseguenze, gioco d’azzardo, frodi telematiche, sesso minorile online.

Il film molto equilibrato e ben fatto, non inventa stupidaggini o forzature-tecniche per poter corroborare la sua tesi. Il finale è figlio della cultura del suo autore, in cui ogni americano fa giustizia da sé, ma ciò non toglie nulla al valore generale della trama.

Emanuele

[1] In base all’età degli spettatori, le prime scene leggermente più esplicite di cyber-sex potrebbero richiedere impegno nell’essere affrontate.

[2] “Cyber-bullismo”, che altro non è che un bullismo che sfrutta, più per cultura che per scelta, anche gli strumenti moderni.