Acquistare una stampante conviene?

Due anni e mezzo fa ho acquistato una Samsung SL-M2885FW: stampante laser bianco e nero multi-funzione (fax, stampante, fotocopiatrice, scanner).

Oltre i 209,69€ iniziali (prezzo d’acquisto della stampante) fino ad oggi ho speso 44,49€ per l’acquisto di un nuovo toner originale Samsung [1]. A conti fatti ho speso 254,18€.

A conclusione del secondo toner i contatori della stampante indicano che ho effettuato 763 scansioni e 2841 stampe. Non ho mai inviato un fax (fortunatamente!)

La domanda che prima o poi ci facciamo tutti è: possedere una stampante conviene rispetto all’affidarsi ad una qualsiasi copisteria?

Nei calcoli che farò non terrò volutamente conto di due fattori che più o meno si bilanciano: il consumo della corrente per l’uso della stampante e la benzina, eventuale, utilizzata per raggiungere la copisteria. Il tempo risparmiato e la comodità sono certamente impagabili. La stampante in oggetto stampa in wireless anche con Apple Print, così molto spesso stampo i documenti seduto comodamente sul divano con l’iPad in mano.

Quanto costa stampare e scansionare in copisteria? Potrei sbagliarmi ma i prezzi, nei luogi più economici, mi sembra varino tra 0,06€ e 0,10€ per pagina. Certamente stampare o scansionare in centri non specializzati (tabaccherie?) avrà prezzi totalmente diversi ma voglio provare a calcolare i costi considerando la migliore delle ipotesi.

Avessi voluto scansionare 763 pagine a 0,10€ (in realtà credo che le scansioni costino di più) avrei speso 76,30€. Le 2841 pagine stampate, al costo di 0,06€ l’una avrebbero comportato una spesa di 170,46€. A questo va sottratto il costo della carta che ho dovuto acquistare: se una risma costa 3,50€ ogni foglio costa 7 millesimi di euro. In pratica ho speso 19,88€ per la carta.

Tirando le somme avrei speso:
Scansioni = 76,30€
Stampe 170,46€ – 19,88€ spesi per la carta = 150,58€
Per un totale di 226,88€

In pratica, avessi avuto accesso ad una copisteria economica, dopo due anni e mezzo non avrei ancora pareggiato la spesa. Il break even point comunque non è distante: la differenza di 27,30€ si copre con la stampa di altre 500 pagine. In pratica superata la prossima risma, sarà stato comunque più conveniente stampare a casa.

Se pensi di stampare meno di 3500 pagine nell’arco di vita della tua stampante probabilmente devi orientarti su una stampante dal prezzo d’acquisto inferiore sperando che non ti abbandoni prima.

3500 pagine in cinque anni equivalgono a una media di 58 pagine al mese o 2 pagine al giorno.

Emanuele

[1] Il toner originale presente all’acquisto ha stampato appena 831 pagine.

La privacy è un concetto semplice.

Siamo tutti apaticamente in attesa che il rispetto della nostra privacy arrivi dall’alto. In realtà siamo anche noi, con le nostre scelte a determinare quanti e quali dati disperdere.

Privacy significa avere la possibilità di scegliere ciò che vogliamo condividere, quando e con chi farlo.

Se il mercato è libero di comportarsi in maniera deplorevole, scegliere saggiamente è completamente nelle nostre mani. Sempre e comunque.

Emanuele

Internet non sta funzionando.

«Il più grande esperimento di interazione umana nella storia del mondo continua ad accumulare fallimenti, e in modi sempre più pericolosi».

Kara Swisher (New York Times)

Da Salvini col mitra agli eventi drammatici della nostra società che sul web vengono amplificati, manipolati, distorti, esasperati. Da strumento democratico, libero, nel quale tutti abbiamo possibilità di tenere il microfono in mano il web si sta trasformando in luogo di separazione, fanatismo, accanimento.

Per tanto tempo abbiamo creduto che internet potesse salvarci dal controllo dall’alto dei mass-media, in realtà ci ha messo di fronte al qualunquismo più becero che innesca dinamiche di massa distruttive e pericolose.

La Swisher descrive i social network come «moderni spacciatori di armi dell’era digitale» per la leggerezza con cui mettono nelle mani degli utenti potenti strumenti di comunicazione senza adeguato controllo. Notizie false e messaggi d’odio dilagano instaurando nuove violenze.

Internet non sta funzionando come immaginavamo e, quel che è peggio, la soluzione è ancora distante dall’arrivare.

Emanuele

FTPD su FreeNAS step by step

  • Crea una nuova Jail in modo da non sporcare il sistema di base (puoi farlo via SSH usando iocage create o via GUI)
  • Via SSH, dopo essere entrato (con jexec <id> tcsh) nella jail appena creata crea l’utente utilizzando adduser e aggiungilo al gruppo ftp
root@FTPServer:/ # adduser
Username: testUser
Full name: Utente di prova
Uid (Leave empty for default):
Login group [testUser]:
Login group is testUser. Invite testUser into other groups? []: ftp
Login class [default]:
Shell (sh csh tcsh nologin) [sh]: sh
Home directory [/home/testUser]:
Home directory permissions (Leave empty for default):
Use password-based authentication? [yes]:
Use an empty password? (yes/no) [no]:
Use a random password? (yes/no) [no]: yes
Lock out the account after creation? [no]:
Username   : testUser
Password   : <random>
Full Name  : Utente di prova
Uid        : 1002
Class      :
Groups     : testUser ftp
Home       : /home/testUser
Home Mode  :
Shell      : /bin/sh
Locked     : no
OK? (yes/no): yes
  • Per evitare che l’utente creato possa navigare oltre la sua home, crea /etc/ftpchroot e inserisci il nome dell’utente appena creato
root@FTPServer:/ # cd etc
root@FTPServer:/etc # touch ftpchroot
root@FTPServer:/etc # vi ftpchroot
  • Ripeti le operazioni 2 e 3 per ogni utente che vuoi creare
  • Inserisci in /etc/rc.conf l’impostazione ftpd_enable=”YES”
  • Dai service ftpd start via SSH
root@FTPServer:/etc # service ftpd start
Starting ftpd.

Ovviamente dovrai assegnare un mountpoint esistente sul tuo pool di FreeNAS e collegarlo ad /home/testUser interno alla jail.

Emanuele

Sono fuori dal funnel.

Come anticipato qualche mese fa e un anno dopo il mio addio ad Instagram, oggi ho eliminato Whatsapp.

Durante l’ultimo mese l’applicazione è stata molto silenziosa, segno che abbandonare Whatsapp si può: basta farlo in maniera sistematica ed organizzata. Ho avvertito i contatti per tempo, ho inserito sia come “Status” che come immagine del profilo degli avvisi per segnalare questo addio. Gli ultimi amici che non volevo perdere li ho contattati via SMS (proprio per favorire l’avvio di una conversazione su un altro medium) e con tranquillità hanno installato applicazioni alternative.

Sono certo che chi vorrà contattarmi riuscirà a trovare sempre un modo. Dal canto mio, la mia rubrica è intatta, i numeri non scompaiono.

Nonostante possa assicurarvi che la mia vita andrà avanti ugualmente, a chi non ha il coraggio di scelte drastiche, dico sempre che per alleggerire la quantità di dati che disperdiamo, un (buon) primo passo è semplicemente quello di installare Telegram o Signal. Ogni conversazione instaurata su quelle applicazioni significherà una serie di metadati in meno nelle mani di Facebook.

Riprendiamoci i nostri dati.

Emanuele

Tutto il mondo è… paese.

Settimana scorsa ero in America e nel weekend ho beccato la festa di St. Patrick. Nei miei giri americani ho avuto fortuna, l’ultima volta ero lì nel weekend di Halloween e perfino il personale dell’aeroporto era vestito in maschera (per intenderci, ad effettuare il mio check-in fu Pikachu).

Con St. Patrick ho avuto netta la sensazione di come certi eventi abbiano origini contadine. In quei carri trascinati da pickup con tanta gente in piedi intenta a salutare intravedevo usanze molto da farmer certamente poco cittadine. I carri addobbati senza le qualità artistiche dei nostri carnevali li rendeva ingenuamente banali.

St. Patrick è una delle feste più sentite per Chicago e migliaia di persone da varie parti d’America brulicano le strade tra il lungo lago e la downtown dei grattacieli dove persino il fiume viene colorato di verde per l’occasione.

Il cielo terso ma l’aria gelida completavano il suggestivo quadretto di cui ho goduto sorseggiando un rovente caffè americano comprato strategicamente per riscaldare le mani.

Emanuele

«Privacy? Io non ho nulla da nascondere».

Durante gli ultimi 16 mesi, discutendo questo argomento in giro per il mondo, ogni volta che qualcuno mi ha detto «Io non mi preoccupo dell’invasione della privacy perché non ho nulla da nascondere», ogni singola volta in cui è accaduto ho sempre risposto allo stesso modo. Ho preso una penna, ho scritto il mio indirizzo email e ho detto «Eccoti il mio indirizzo email. Quel che ti chiedo quando tornerai a casa è di inviarmi via mail le password di tutti i tuoi account email, non solo quella dell’indirizzo “educato e pacato” del lavoro, ma anche tutte le altre perché io voglio essere in grado di curiosare sulla tua vita online, leggere quel che mi gira e pubblicare quel che trovo interessante. Dopotutto, se non sei una cattiva persona, se non stai facendo nulla di male, non dovresti avere nulla da nascondere». Neanche una persona fin ora ha mai accettato la mia offerta.

Glenn Greenwald in Why privacy matters – TED Talk

Del perché anche la nostra posta sia importante ho parlato qualche tempo fa. In ogni caso direi che affermare di non avere nulla da nascondere sia una risposta che letteralmente non ha senso.

Tutti, in realtà, desideriamo avere della privacy.

Emanuele