Non otteniamo sempre tutto quel che vogliamo? Meglio così.

Secondo un vecchio proverbio, esistono due modi per essere infelici. Uno è non ottenere quello che si desidera. L’altro è ottenerlo. Il problema della felicità è che l’idea che possa finire ci intristisce. […] Secondo i veri buddisti, la soluzione è smettere del tutto di desiderare. Un’alternativa immediata più pratica è semplicemente ricordare che i desideri possono essere fuorvianti.

Can’t always get what you want? Don’t worry

Emanuele

Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.

Veduta Cala Rossa - Terrasini (Sicilia)

Le foto che popolano la sezione “Emanuele su Flickr” di questo blog erano raccolte da Instagram attraverso il servizio Flickstagram. Da qualche giorno però Instagram (proprietà di Facebook) ha chiuso le API necessarie per il funzionamento di servizi simili e così non è più possibile trasferirle in automatico. [1]

In attesa di trovare una soluzione dovrò spostarle a mano. Mi chiedo – e vi chiedo – se IFTTT riesca a funzionare ancora con qualche archibugio particolare o se anch’esso sia stato messo KO dalla scelta poco felice del mitico Mark.

Emanuele

[1] Flickr è diventato luogo privilegiato di backup dei miei media e, ad oggi, raccoglie oltre 170GB di dati.

Giulietta maniglia rotta.

Circa tre settimane fa si è rotta la maniglia interna dello sportello lato guidatore della mia Alfa. L’auto – oltre 76.000km e due anni e mezzo di vita – non è più in garanzia.

Ho contattato telefonicamente il servizio clienti Alfa Romeo e fissato un appuntamento in officina. Hanno richiesto le ricevute dei tagliandi effettuati e dopo qualche settimana mi hanno confermato il riconoscimento in garanzia commerciale dell’intervento.

Non esiste solo il ricambio maniglia, ma andrà sostituito tutto il pannello così il costo del materiale è di circa 450€ mentre il costo della manodopera circa 75€ (due ore di lavoro). Mi è stato riconosciuto il 100% del materiale e l’80% della manodopera (rimangono dunque scoperti 15€ che saranno a mio carico).

Alfa Romeo Giulietta (interno)

Scrivo questo post per rendere nota sia la soluzione che la soddisfazione nel supporto Alfa. Sembra che la maniglia, per un difetto di progettazione, sia risultata fragile in tutte le Giulietta prodotte dal 2010 (a dimostrazione di ciò è sufficiente cercare su Google “Giulietta maniglia rotta”).

Il gruppo Fiat storicamente associa gran motori a interni fragili ma se – finalmente – il cliente non viene abbandonato i difetti possono esser perdonati e non si scappa verso l’ennesima – noiosissima – Audi.

Emanuele

PS: per il resto son soddisfattissimo. Già fatto tanta strada senza alcun difetto, l’auto consuma pochissimo e quando si vuol spingere basta spostare il manettino in “Dynamic”

Nel proliferare di manuali di digital detox, di discussioni (online) su come staccarsi almeno temporaneamente dai social network, l’uomo del ventunesimo secolo è ormai consapevole di essere vittima e artefice degli algoritmi. Il giovin signore midcult è abituato appena sveglio, ma non prima di aver controllato la performance del sonno con l’activity tracker, agli esercizi mattutini di Gmail: cestinare gli avvisi inviati dai siti cui si è iscritto (sconti strepitosi, il lavoro che potrebbe interessarti, vorresti aggiungermi – sono tua cugina – alla rete LinkedIn?, i seguenti articoli in base a articoli che hai acquistato in passato o che ti possono interessare); e di Facebook: ritagliare, eliminare con gli occhi le pubblicità dell’ultimo oggetto visto (per sbaglio) su Amazon, rispondere cortesemente alle notifiche, verificare i tag, aggiungerli al diario, vagare qua e là e cliccare mi piace; e di Twitter: salto con l’asta di tutti i cinguettii sponsorizzati, Sarah Stage, Luis Enrique, #ciaone. Con l’esperienza migliorano le performance del suo pollice opponibile che religiosamente scorre da sinistra verso destra per sbloccare, poi dal basso verso l’alto per scrollare i flussi, gli umori, i bocconi di notizie rimpastate.

Emmanuela Carbé – Io odio internet

 
Kobek – scrive la Carbé analizzando “I hate the internet” – ci ricorda che San Francisco è l’epicentro della più grande contraddizione di questo secolo: la libertà di parola e di espressione si sta esercitando in piattaforme web controllate da aziende il cui unico scopo è fare soldi.

Emanuele

Facebook traccia ovunque chiunque.

[…] In the past, we’ve only shown ads in these places [the web, ndr] to people who have Facebook accounts. Today, we’re expanding Audience Network so publishers and developers can show better ads to everyone – including those who don’t use or aren’t connected to Facebook.

Bringing People Better Ads

Facebook ha esteso il tracking su qualsiasi sito web anche verso gli utenti non registrati sul social network. Ovunque sia presente un bottone di Facebook (tipicamente quello del “Like”), Facebook registerà la navigazione e ne analizzerà il comportamento.

Tecnicamente salverà sul browser un cookie utile per rintracciarvi – come le briciole di Pollicino – su qualsiasi sito entriate in modo da poter studiare i vostri gusti ed interessi e da lì scoprire sesso, età, razza, religione, livello culturale, orientamento politico…

Un livello di pervasività immenso non più limitato a coloro che avevano accettato di far parte del social network e che non spaventa l’utente medio solo perché “invisibile“. Difficilmente accettereste di navigare con una persona che, seduta accanto a voi, continuamente annoti su un taccuino ogni singola pagina che visitate e – persino – i movimenti che fate col mouse.

Come difendersi? Un buon inizio può essere quello di installare (e configurare opportunamente) uBlock Origin su ogni browser che utilizzate.

Personalmente ho rimosso da questo blog qualsiasi bottone di Facebook [era stato inserito, preso da un raptus di modernità, solamente nell’ultimo restyling]. Non mi interessa raccontare a Facebook cosa cerchiate da queste parti.

Richard Stallman, programmatore e attivista, ha raccolto nel tempo un elenco considerevole di ragioni per cui stare alla larga da Facebook.

Emanuele

“Waiting for DSMOS” fix.

Avete aggiornato ad El Capitan e non riuscite ad avviare il vostro Mac? Se avviando in modalità “verbose” (CMD+V) avete scoperto che il processo di avvio si ferma su “Waiting for DSMOS”, il problema risiede al 99,9% nei file kext (Kernel Extension file, nient’altro che file “driver” di OS X) che potrebbero non avere una firma digitale accettata da OS X El Capitan. La soluzione fortunatamente, una volta riconosciuto il problema, è molto semplice.

Avviare in modalità di recovery (avviare premendo il tasto ALT/Option e selezionare il disco di Recovery o con CMD+R), attendere il caricamento delle utility, aprire il terminale e digitare:

cd /System/Library/Extensions/
mkdir Unsupported/
ls -lO

Con tali comandi avrete creato la cartella “Unsupported” e avrete ricevuto la lista dei file .kext presenti nella vostra installazione.

mv <nome file> Unsupported/

Utilizzate il comando indicato qui sopra per spostare man mano tutti i file senza @ tra i permessi. I driver di device non presenti nell’installazione di default infatti non vengono contrassegnati come “hidden” (nascosti) in fase di installazione e sarà facile identificarli.

La modalità più complessa prevede l’utilizzo del comando:

system_profiler SPExtensionsDataType > /tmp/kextList.txt

Tale comando crea una lista dei file kext che vien salvata nel file kextList.txt. Raggiunto tale file potrete individuare i driver “Not Signed“. System_profiler però non sempre riesce ad avviarsi correttamente dal disco di recupero pertanto la prima strada indicata è quella più rapida e comoda.

Al prossimo riavvio dovreste raggiungere l’agognato desktop con l’unico inconveniente che alcuni device esterni collegati al Mac durante gli anni dovranno esser installati nuovamente (con driver aggiornati questa volta!).

Emanuele