Studi dimostrano che riconoscimenti costanti e disponibili non producono la maggiore dipendenza; piuttosto, sono le ricompense sporadiche e randomiche quelle che ci tengono all’amo. Gli animali, umani inclusi, diventano ossessionati dai sistemi di ricompensa che solo occasionalmente e randomicamente ci concedono un bene. Manteniamo il comportamento condizionato per maggior tempo quando la ricompensa è assente perché sicuramente – sicuramente – la zolletta di zucchero apparirà la prossima volta.

Tratto da: Michael Harris – The end of absence

Dai, adesso torniamo a controllare per l’ennesima volta se sul cellulare è arrivato – per caso – un nuovo tweet, whatsappino, o messaggio in bacheca.

Emanuele

Pimp my #Tempo ha una vincitrice.

Questo è un articolo sponsorizzato.

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Tempo - Limited edition anni 80Ricordate l’articolo che scrissi tempo fa riguardo al concorso “Pimp my #Tempo”? Se vi dovesse esser sfuggito vi faccio un breve riassunto: la nota casa di fazzolettini ha deciso, prima dell’estate, di indire un concorso sul web mettendo a disposizione ciò che li identifica di più… quei pochi centimetri quadrati disponibili su ogni pacchetto di fazzolettini. Il motivo è semplicissimo: in un mondo sempre più esteta anche i fazzolettini vogliono la loro parte e la nota azienda produttrice vuole ringiovanire il suo look. Così, a partecipare erano studenti dello IED e ognuno di loro aveva la possibilità di proporre una nuova grafica per i pacchetti. La selezione si è svolta totalmente online, con la pagina Facebook inondata di voti verso le varie proposte.

Tempo - Limited edition

Ad aggiudicarsi la vittoria è stata Nicoletta Santini, campionessa di starnuto triplo, che ha proposto nel suo progetto “Decadi” sei possibili varianti legate alla storia grafica dal 1960 ad oggi. Lei adesso – grazie a Tempo – potrà godersi New York e un ingresso al Moma.
I pacchetti – in limited edition – potrete trovarli in uno qualsiasi dei punti vendita che hanno in assortimento la referenza 12×9.

Emanuele

Cosa chiedere di più?

Da alcuni mesi Siena è la mia seconda casa. Nell’ultimo mese e mezzo ho passato più tempo qui che nel mio monolocale. Tra fiorentine, ribollite, panforte e chianti uno più buono dell’altro la qualità della vita tra queste colline è – innegabilmente – strepitosa.

Mi son reso conto che il senese è il tipo che non si fa mancare niente. Neanche quando si tratta delle località in zona da visitare…

Cartello Orgia (Siena)

Volendo continuare la mia full-immersion, devo confessare di essere andato ad Orgia con una certa curiosità ma – giurin giurello – ho semplicemente mangiato dal buon Cateni.

Chissà però se a fine serata, dopo la chiusura…

Emanuele

Iniziativa 1&1 per le PMI.

Questo è un articolo sponsorizzato.

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Siete una piccola azienda che non ha ancora un sito internet? Non conoscete le potenzialità del web, vorreste saperne di più ma le ristrettezze economiche vi impongono di investire i vostri soldi in altri progetti? Se avete risposto si ad una di queste domande, continuate a leggere.

1&1 - Iniziativa PMI
1&1 propone un pacchetto gratuito per le piccole e medie imprese che vogliono realizzare il loro sito web che comprende un cospicuo numero di template, registrazione del dominio, supporto alla creazione del sito e fino a 200 indirizzi e-mail. Se alla fine del primo anno sarete soddisfatti, potrete decidere di convertire il pacchetto in uno dei piani di hosting che propongono, intanto però avrete scoperto cosa significa avere un sito internet, avrete fatto mente locale su cosa è utile pubblicare, avrete imparato a muovervi tra strumenti di analisi delle visite ed editor di file CSS.

Il sito di 1&1 inoltre permette anche alle mano meno esperte di pubblicare un sito responsive (capace di adattarsi ad esempio allo schermo degli smartphone) attraverso di tool “punta-e-clicca” che in pochi passaggi permettono di definire gli elementi che si vogliono presentare nelle varie pagine. Sono disponibili inoltre delle web-app come la live chat per effettuare supporto online verso i propri visitatori o “Target hero”, uno strumento utile per inviare newsletter e di ovvia importanza per la fidelizzazione del cliente.


Ovviamente la speranza di 1&1 è quella di riuscire a mantenervi come clienti ma, per tutte le aziende senza esperienza, un’offerta così può risultare un’utile occasione per imparare a gestire la propria presenza sul web.

Emanuele

Foulard.

Le mie impressioni sul nuovo Apple Watch? Chi cerca (o si aspettava) un sostituto di un cellulare rimarrà profondamente deluso.

Apple Watch

L’Apple Watch non sarà una disruptive innovation (come fu con l’iPhone al suo tempo) ma svela in maniera lampante la strada scelta dalla dirigenza per il futuro mondo wearable. [1]

La Apple – innegabilmente – da oggi irrompe nel settore della moda affiancando il classico mercato in cui ha operato fin ora. La grandezza di questa novità, dal mio punto di vista, è pari al momento in cui l’azienda cambiò il proprio nome da “Apple Computer” al semplicissimo “Apple“.

Tutta la wearable technology che presenteranno, non sarà mai indispensabile, ma diventerà un corredo vezzoso che potremo scegliere di indossare.

Visti in quest’ottica e secondo i gusti, questi orologi possono persino avere senso.

Emanuele

[1] Un salto alla pagina della gallery dell’Apple Watch mostra tutte le declinazioni del prodotto, suddiviso in tre diverse linee, che si contrappone alla teutonica unicità di ogni altro prodotto Apple mai presentato fin ora.

L’uomo invisibile di Favignana.

La mia pena? Tre anni in una cella messa a dieci metri sotto il livello del mare. Così si sconta, ancora oggi, una condanna nel carcere dell’Isola di Favignana. Una vecchia nave mi ha portato da Trapani a Favignana. La Pietro Novelli della Siremar.
Dovevo capire dalla traversata, cosa sarebbe stata la mia detenzione. Ammanettato mi hanno chiuso sotto, ovvero dentro un piccolo magazzino messo in un lato della stiva, dove ci sono le automobili. Un incidente e avrei fatto la fine del topo.
Il viaggio: chiuso in quel magazzino e seduto su corde, bidoni ed altri attrezzi. Come una bestia. Arrivati a destinazione, c’è voluto poco a raggiungere il carcere. Ad andare di nuovo sotto. A Favignana, infatti, a pochi metri dalla piazzetta dove d’estate si prende l’aperitivo, c’è il carcere. Superato il portone del carcere: silenzio. Mi turbava quel silenzio. Sembrava di stare in un monastero. Si chiude il portone dietro di me. Davanti: solo una discesa che porta sotto. Il carcere di Favignana è tutto sotto terra. Gli uffici, l’infermeria, le celle.
Scendo all’ufficio matricola, scendo in infermeria e alla fine scendo in cella. Dieci metri sotto il livello del mare. Quando si dice toccare il fondo. Entrato in cella, capisco quel silenzio. Una vera e propria caverna. Sotto terra e senza finestre. Lì sotto, solo pareti intorno a noi. Lì sotto un muretto separava la cella dal cesso. Cesso con un piccolo fornello da campo per farci la pasta.
Lì sotto altri 3 detenuti pallidi e muti interrompevano un sonno sedato per darmi un’occhiata. Lì sotto c’era la muffa, l’umidità, gli intonaci che si staccavano. Vado al cesso, apro il rubinetto per bere. Qualcuno sulla branda ride, mentre mi sente sputare.

Lì sotto l’acqua non si può bere, perché è salata. È quella del mare. Così è iniziata la mia detenzione a Favignana. E così è continuata. Una vita da sepolti vivi. Una vita sempre uguale e degradata, a cui non riesci ad abituarti. Ti senti una merda e non ti abitui a stare chiuso in cella (senza finestre) per 22 ore al giorno. Ti senti una merda e non ti abitui ai topi che stanno in cella con te. Non c’è mai abitudine alla perdita di dignità.Ti senti solo sgretolare piano, piano. Ti abitui a capire se il mare è mosso, perché le onde sbattono sui muri delle celle. Ti abitui a capire quando arriva l’aliscafo, perché un altro tipo di onda sbatte sui muri della cella. Ma non ti abitui a fare l’ora d’aria in un cortile che sta a 10 metri sotto terra. Cielo a quadretti anche di giorno e la fine del muro di cinta al livello del mare. Ogni tanto qualcuno di noi provava a saltare per riuscire a vedere qualcosa che non fosse muro. Una mano sulla spalla di un compagno era il punto di appoggio per conquistare un po’ panorama.
“Hai visto qualcosa?” “No, niente è troppo alto il muro”. In un angolo un vecchio detenuto si godeva la scena e scuoteva la testa. Non capiva l’inutile tentativo. L’orizzonte, lui, l’aveva dimenticato. Poi di nuovo in cella. In quella cella. Alcuni detenuti fortunati potevano andare ogni tanto nella “saletta artigianato”. C’è un tavolo e qualche attrezzo. Per noi detenuti a Favignana quella pena non aveva domande o alternative, né misure alternative. Se uno di noi chiedeva di parlare con l’educatore, rischiava di prendere rapporto. Io sono uscito con l’indulto, se no stavo ancora il quella topaia. In un carcere così tu detenuto sei un numero. E come numero non puoi chiedere più di tanto. Succede che qualche detenuto non ce la fa più e protesta. Allora loro lo mettono nella cella di isolamento. La colpa: essersi ricordato di esser un uomo. Lo lasciano nudo, in mutande, al freddo. Senza neanche il materasso, ma solo la rete di ferro per dormire. Io l’ho visto un ragazzo messo all’isolamento. Dovevo pulire lui e la cella.
C’era uno schifo che non ti dico…poveraccio. Un paio d’anni fa un ragazzo si è impiccato in quella cella. Non ce l’ha fatta a resistere. Il carcere di Favignana sembra fatto a posta per farti sentire una merda. Anche il solo mangiare è occasione per avvilirti. 19 euro a settimana, questo è quanto il carcere spende per far mangiare un detenuto. Mò, con 19 euro a settimana, che manco un cane, cosa potevamo mangiare? Sbobba. Sbobba condita. E sì perché il carrello col vitto ce lo portavano in cella passando dal cortile esterno del carcere. E qui sta il bello! Quando pioveva ci arrivava la pasta piena di pioggia, e quando c’era il sole i piccioni ci facevano i bisogni dentro. Nel carcere di Favignana non ti puoi lamentare col direttore perché non c’è.
Lì c’è solo, come lo chiamiamo noi, Barbabianca. Io da poco sono uscito, ma nel carcere di Favignana ho conosciuto l’ansia.
Oggi, a pochi mesi dalla libertà, sembro un reduce di guerra. Di notte ho gli incubi. Spesso sono depresso. Mi aiuta lavorare, vado avanti con 309 euro al mese. Ma la cosa più difficile per me non è andare avanti. È dimenticare. Dimenticare quella pena.
Dimenticare il carcere dell’isola di Favignana, e gli occhi di chi sta ancora lì sotto.

Claudio 35 anni – Lettera pubblicata su RadioCarcere.com

La pena dententiva dovrebbe svolgere tre funzioni: allontanare la persona pericolosa dalla società per impedirgli di causare altri danni, punire la persona per il reato commesso e, soprattutto quando si è condannati a pene di pochi anni, cercare di recuperare il cittadino che ha sbagliato.

Emanuele