Biscotti spaziali.

Questo non è un blog di cucina, ma da alcuni giorni sto seguendo Avamposto 42 che – anch’esso – non è un blog di cucina ma un diario collaterale alla missione sulla ISS di Samantha Cristoforetti. Vi invito a dargli un’occhiata. Se siete nerd godrete nel leggere la descrizione della tuta spaziale capace di proteggere gli astronauti da micro-meteoriti (altro che colpi di pistola…), se invece amate mettervi ai fornelli, il racconto dello spuntino di Samantha può essere interessante.

La mia futura moglie, durante le mattine d’inverno, ama preparare la spremuta d’arancia ma una delle cose che mi ha sempre infastidito è dover buttare tutta quella polpa. Credo che questa ricetta possa essere un buon metodo per recuperarla e sfruttare sino in fondo le proprietà dell’arancia.


Biscotti a tutta fibra

Ingredienti

  • 200 gr di scarto di frutta del centrifugato
  • 300 gr di farina integrale di grano tenero
  • 2 cucchiai di zucchero di canna integrale
  • 4 cucchiai di miele
  • 3 cucchiai di olio di semi

Preparazione

  1. Conservate la polpa che vie a scartata dalla preparazione di un centrifugato o di un estratto di frutta fresca. Ovviamente, se decidete di utilizzarlo, cercate ripulire la frutta dai piccioli e dai torsoli e da altre parti che solitamente non consumate.
  2. In un recipiente, mescolate la polpa della frutta con gli altri ingredienti tranne lo zucchero di canna.
  3. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo, formate delle palline con l’impasto ottenuto e poi schiacciatele leggermente. Disponetele sulla placca del forno rivestita di carta da forno.
  4. Spolverate i biscotti ottenuti con lo zucchero di canna integrale e infornate a 160° per 25 minuti.

Nota: Questi biscotti si conservano per circa una settimana in un barattolo chiuso.


Non so che risultato otterrò con la polpa d’arancia ma mi riprometto di fare un tentativo. I cuochi e le cuoche di passaggio, sono più che invitati a condividere metodi alternativi per recuperar la polpa della frutta.

Emanuele

La lentezza tornerà di moda?

Nel 2009 l’università di Stanford dimostra che i multitasker non sono né più abili né più veloci dei single taskers, ma semplicemente più disorganizzati e incapaci di focalizzare l’attenzione.

In sostanza, i multitasker presentano minore densità di materia grigia nella parte del cervello (la corteccia cingolata anteriore) responsabile dell’empatia, del controllo degli impulsi e delle emozioni, dei processi decisionali. Inoltre risultano più soggetti ad ansia e depressione. Però non si capisce ancora se questa sia una causa o un danno conseguente alla pratica del multitasking. […]
Continua su Internazionale

Se penso a quanti tab tengo aperti sul mio browser in questo momento avverto uno stupidissimo brivido.

Emanuele

Il web è un’onda e noi i surfisti.

Utilizzo Keepass da dieci anni, un mese e qualche giorno e a distanza di tempo ho raccolto in 37 gruppi 472 password, una roba che non avrei mai saputo gestire altrimenti. [1] Quel che però mi sorprende è vedere che 48 voci sono relative a siti web defunti. Si tratta del 10% del mio database e mi domando quanto questa percentuale crescerà nel tempo.

Grande onda a Kanagawa

Negli ultimi dieci anni internet è esplosa e al suo interno è sempre più frequente assistere a fenomeni che, come fuochi d’artificio, scompaiono con rapidità. Al contempo i progetti stabili maturano, invecchiano, diventano obsoleti o – semplicemente – la gente che vi sta dietro inizia a dedicarsi ad altro. L’insieme delle due cose rimescola continuamente il web che ci è dato vivere. [2]

I nostri figli vivranno un web totalmente diverso da quello odierno ma a noi non sarà regalato il piacere di rivedere certe pagine, come i nostri genitori – figli della tv – possono rivedere Pippo Baudo, Mina o mettere in play un film di Fellini. L’onda del web, dopo che muore, scompare senza lasciare grosse tracce e chi ne è figlio dovrà accontentarsi di vivere eternamente sulla sua cresta.

Il sogno di ogni surfista è la prigione dei nativi digitali.

Emanuele

[1] Sul prodotto scrissi due righe circa 8 anni fa. Nel mio database non esiste una password simile all’altra. Ognuna di esse è una stringa di caratteri random con lunghezza variabile e dubito esista un metodo umano per ricordarle.

[2] Forse anche per questo ho una certa ritrosia nell’iscrivermi, continuamente, ad ogni nuovo servizio che spunta. Un po’ come i funghi, credo che il web da vivere vada selezionato.

I server di Libero sono stati bucati (e Wind lo sa).

Sebbene Wind, a fine Maggio, si sia affrettata a dichiare il contrario è sempre più chiaro che i server di Libero sono stati forzati. Difficile sapere se sia successo in un’unica tornata ovvero in tanti piccoli attacchi (probabilmente meno visibili sul carico dei server) ma il furto non si è limitato all’elenco degli utenti registrati al servizio di posta, quanto ad un rastrellamento metodico di tutti gli indirizzi e-mail in rubrica e nella corrispondenza di ogni casella.

Personalmente, ho vari account @libero.it registrati anni prima che nascessero servizi come GMail o Hotmail e mai chiusi per antico rispetto. [1] Molti, da anni, sono in controllo automatico su Gmail, alcuni invece li visito di rado in quanto legati ad attività che non seguo più. [2]

Alcuni giorni fa ho ricevuto il report di fallimento di due invii e-mail (“Mail delivery failed: returning message to sender”) che hanno evidenziato l’effettivo rastrellamento dei server di Libero. Per completezza riporto la notifica, ma se vuoi conoscere le mie conclusioni, salta più giù.

This message was created automatically by mail delivery software.

A message that you sent could not be delivered to one or more of its
recipients. This is a permanent error. The following address(es) failed:

  la****@unipa.it
    SMTP error from remote mail server after RCPT TO:<la****@unipa.it>:
    host esva.unipa.it [147.163.1.11]: 550 5.7.1 <la****@unipa.it>:
    Recipient address rejected: Message rejected due to:
    SPF fail - not authorized.
    Please see http://www.openspf.net/Why?s=mfrom;
    id=emanuele****@libero.it;ip=162.249.126.30;r=la****@unipa.it

------ This is a copy of the message, including all the headers. ------

Return-path: <emanuele****@libero.it>
Received: from [89.146.110.141] (port=56883 helo=mail.justinb.net)
        by server.balletta.com with esmtpsa (TLSv1:DHE-RSA-AES256-SHA:256)
        (Exim 4.82)
        (envelope-from <emanuele****@libero.it>)
        id 1XnOvD-0004qn-TK; Sun, 09 Nov 2014 03:36:36 -0600
Message-ID: <620397178266994CD3EE4C2411FF4294@mail.justinb.net>
From: "emanuele****" <emanuele****@libero.it>
To: "francesco****" <francesco****@libero.it>,
 "marco ****" <marco****@gmail.com>, "la****" <la****@unipa.it>
Subject: =?ISO-8859-1?Q?FW=3A=09marco_****_t?=
Date: Sat, 9 Nov 2014 10:36:33 +0000
MIME-Version: 1.0
Content-Type: multipart/alternative;
 boundary="----=_NextPart_000_C5BF_F944EC38.50C76C62"
X-Priority: 3
X-MSMail-Priority: Normal
Importance: Normal
X-Mailer: Microsoft Windows Live Mail 16.4.3522.110
X-MIMEOLE: Produced By Microsoft MimeOLE V16.4.3522.110

This is a multi-part message in MIME format.

------=_NextPart_000_C5BF_F944EC38.50C76C62
Content-Type: text/plain; charset=ISO-8859-1
Content-Transfer-Encoding: quoted-printable

http://familylazer.com/ea/qpnyltxmeseyfesgigaxunu.

vmbnqhxqfowfaifkmfzsqqlsztnn=gds

Perché questa certezza? Perché tra tutti gli indirizzi e-mail @libero.it che ho in collect su Gmail questo è stato l’unico a segnalarmi un tentativo (fallito grazie all’introduzione dell’SPF) di invio malevolo.
La prima domanda che mi son chiesto è stata: cosa ha questo indirizzo e-mail di diverso dagli altri? Come mai quei destinatari? Un semplice login su Libero.it ha svelato il mistero: nelle bozze di quella casella di posta erano rimaste tre mail verso i tre indirizzi utilizzati in quest’attacco (uno di questi era un mio professore dell’università). Nessun altro contatto presente in rubrica, nessun’altra mail in altre cartelle. A differenza di questa, tutte le altre mie caselle @libero.it sono completamente vuote. La tattica dell’ideatore di questo attacco è quindi abbastanza chiara ed ha valore tanto più che, ormai, le caselle si consultano sempre più frequentemente in IMAP.

Tra l’altro, ipotizzo che Wind sia al corrente sia del problema che dell’intrusione, in quanto i suoi record SPF nel 2009 erano:

v=spf1 ip4:212.52.84.101/32 ip4:212.52.84.102/31 ip4:212.52.84.104/29 ip4:212.52.84.112/32 ip4:212.52.84.43/32 ?all

mentre da fine Giugno 2014 sono:

v=spf1 ip4:212.52.84.101/32 ip4:212.52.84.102/31 ip4:212.48.25.128/25 include:srs.bis.na.blackberry.com include:srs.bis.eu.blackberry.com include:srs.bis.ap.blackberry.com -all

Cosa cambia? Indirizzi IP a parte, Wind ha messo in atto una modifica sostanziale.
La regola “?all” finale indicava:

I server e gli IP che ti ho indicato sono i miei o comunque io li autorizzo, ma se per caso ti arriva una mail del mio dominio da altre fonti ignora tutto questo e autorizzala lo stesso

La nuova regola SPF “-all” invece significa:

I server e gli IP che ti ho indicato sono i miei o comunque io li autorizzo e se per caso ti arriva una mail del mio dominio da altre fonti rifiutala

In pratica Wind ormai sta segnalando agli altri mail-server nel mondo di accettare la posta proveniente solo tramite i server da lei indicati e di rifiutare tutto il resto come metodo per contrastare queste ondate di spam da server sconosciuti.

Personalmente credo che farò transitare sempre meno posta dai loro server. Non mi preoccupa il furto dei dati (quello – purtroppo – può accadere a qualsiasi provider), quanto il silenzio stampa che regna intorno tutto questo: come fidarsi in futuro?

Emanuele

[1] Quando ho iniziato ad usare il web si navigava con “Yahoo Directory” e DMOZ, contenenti elenchi di siti web ed esisteva una regola – semplice e ormai sconosciuta ai più giovani – che sosteneva che “un buon link è un link che non muore mai”. Credo che nell’era dei servizi di short-url, quest’educazione, sia più che defunta ma a me piace credere ancora nelle sane, vecchie, regole.

[2] Ahimé, i sedicianni passano per tutti e certe nottate non tornano più.

Dilatare le pupille.

Un paio di settimane fa sono tornato in Svizzera per qualche giorno. Per un siciliano, ritrovarsi in quel mondo lì è qualcosa di magnetico e che apre il respiro. Purtroppo però, sebbene l’impatto stilistico sia un aspetto da non sottovalutare, non credo sia tutto merito dell’evidente diversità architettonica e ambientale.

Losanna - Alberi in autunno

La Svizzera affascina perché mostra che, volendo, l’uomo sa creare mondi dalla qualità della vita eccelsa. [1] La Svizzera è un luogo che offre opportunità. Quei pochi amici svizzeri che ho la fortuna di avere, mi sembrano privilegiati. Non sono ricchi, ma hanno opportunità da sfruttare: dallo sport allo studio, dal lavoro alla musica, tutto è un concentrato di ottime esperienze che arricchiscono una persona che ha voglia di crescere.

Chissà tra quanti anni la terra da cui provengo saprà colmare questo immenso divario. Molto spesso ho la sensazione che essere emigrato al nord mi abbia permesso di allargare gli orizzonti, (ri)conoscere meglio la diversità, sentirmi un po’ di più cittadino del mondo. Mi ha permesso – un po’ ingenuamente – di scoprire che realtà migliori esistono e sono possibili.

L’ultima classifica della qualità della vita in Italia redatta in questi giorni da Il Sole 24 Ore mostra un quadro deprimente. Le città del sud arrancano come camminatrici zoppe mentre il nord avanza. Penso spesso agli amici lasciati, penso alle loro qualità più belle e mi sembra un peccato che la città in cui vivono non sappia dar loro spazi per espandersi e dare frutti. Al sud – crescere – è una continua lotta. E’ un odiosissimo modo di dire che è anche una forma mentis. Sai che è così e non puoi far altro che accettarlo. [2] In Svizzera i giovani non crescono con questo preconcetto, avanzano con maggiore libertà e serenità. Le opportunità sono semplicemente fuori dall’uscio, grazie ad una comunità che vuol essere così. Lo avverti quando parlano, quando ti raccontano cosa vogliono fare, quando tu in silenzio pensi che siano ambiziosissimi ma tre minuti dopo, ti rendi conto che quando tutto intorno è più facile, è più semplice anche sognare.

Emanuele

[1] Sicuramente ad un determinato costo, ma voglio soffermarmi su questo.
[2] Nel migliore dei casi, a quel punto, decidi di lottare. Nel peggiore, ti arrendi.

Visionari o emeriti somari?

Mi domando cosa ne pensino le maestre italiane della scelta della Finlandia di abolire l’insegnamento (o il perfezionamento) della scrittura in corsivo nella scuola primaria.

Cosa ne sarà dei prossimi poeti, scrittori, sognatori, futuri pensatori? Tutti legati e costretti da tastiere QWERTY da 142 caratteri? Il pensiero dell’uomo finirà per passare tutto da dei freddi click?

Io, che ho sempre adorato le rivoluzioni ma che amo le tradizioni, sono titubante ma dubito di avere le competenze necessarie per valutare correttamente l’impatto psicologico ed i risvolti educativi.

Cosa ne pensate?

Emanuele

“Ecco Siri. Non lascia mai senza risposte mio figlio, affetto da un disturbo della comunicazione”, dice Newman, spiegando che Siri è come “l’amico immaginario che molti di noi hanno sempre desiderato”, solo che “non è del tutto immaginario”. È cominciato tutto così: Newman stava leggendo uno di quegli articoli sugli iPhone tipo “21 cose che non sapevi il tuo iPhone potesse fare”. Tra queste c’era che si può chiedere a Siri “quali aerei stanno volando sopra di me in questo momento?” (Siri controlla le sue fonti e risponde, fornendo il numero di volo degli aerei, l’altitudine di ciascuno di essi e altre informazioni). «E perché uno dovrebbe sapere quali aerei stanno volando sulla sua testa?», ha chiesto Newman ad alta voce. «Così sai a chi fai ciao con la mano, mamma», ha risposto senza guardarla Gus, che si trovava lì vicino. […]

Newman spiega anche un altro aspetto, più tecnico, da cui ha tratto benefici nell’uso del suo iPhone. In molti su Internet hanno rilevato che gli assistenti vocali di altri sistemi operativi, come per esempio Android, sono più efficienti nel riconoscere e intendere le parole pronunciate dall’utilizzatore dello smartphone. Newman ha spiegato che nel caso di Siri il bisogno di pronunciare le parole in modo più chiaro e distinto possibile è una buona cosa per Gus, che di solito “parla come se avesse delle biglie in bocca” e che invece deve sforzarsi di parlare più chiaramente, se vuole ricevere risposta da Siri.

Continua su: Il Post

Tecnologie emergenti e scenari di assistenza sociale nuovi. Una volta tanto, questa iper-dipendenza da tutto ciò che è informatico, mi sembra utile in maniera dolce tanto che è piacevole pensare che le continue interazioni con queste tecnologie di milioni di persone nel mondo concorrono nel popolare le domande cui gli assistenti vocali sanno dare risposta.

Emanuele