Meglio il mercoledì.

Prestare la mountain bike

In questo periodo sono alle prese con caldaie (a biomassa, evviva le soluzioni anti-Putin!), impianti di allarme, porte blindate, preventivi di piastrelle e cucine, bagni e divani. Inoltre il matrimonio è ormai alle porte, che basta distrarsi un attimo e sarò già in ritardo con la camicia ancora fuori dal pantalone mentre corro giù per le scale.

Ovviamente però, il tempo per le cazzate non manca mai.

Emanuele

Liberazione.

Il 25 Aprile ero in centro con degli amici alla ricerca di un abito. L’occasione era propizia per festeggiare come si deve la Liberazione: ho perso (e/o mi han rubato) l’iPhone. Dopo quattro anni e mezzo “cornuto, era il mio motorino!direbbe Antonio Albanese.

L’iPhone 4 in questi anni si è dimostrato un ottimo dispositivo e aveva già abbondantemente superato il record di durata dei miei precedenti cellulari. Contavo di sfruttarlo ancora un altro annetto ma non è stato possibile. Il nuovo arrivato è un iPhone 6 che – in effetti – più che funzioni fantasmagoriche, ha da mostrarmi una fluidità ormai dimenticata.

Apple - iPhone 6

Dal furto del precedente cellulare ho imparato che:

  1. “Trova il mio iPhone” è un giocattolo che serve a distrarti nel momento del panico. Finché il ladro avrà la possibilità di spegnere il dispositivo, puoi aver attivato tutti i software che vuoi, ma non troverai mai più neanche la cover.
  2. Il backup di iCloud è importantissimo. Ho ripristinato in qualche ora tutti i miei dati sul nuovo arrivato, preferenze delle App comprese. Dieci e lode.
  3. Per quanto usassi un codice per la SIM, uno diverso per l’accesso e un altro ancora per Keepass, la sensazione di insicurezza che infonde la perdita di un dispositivo mi ha fatto riflettere su quanto sia importante che i produttori spingano sui sistemi di identificazione (TouchID per l’utente comune, finché non verranno individuate falle, mi sembra un buon compromesso).
  4. Paranoico come sono ho sempre paura che i ladri abbiano riacceso il dispositivo senza SIM e siano stati in grado di indovinare il codice d’accesso. Presumo di aver attivato il reset del dispositivo dopo 10 tentativi falliti, ma non ne sono certo. La mia procedura di sicurezza ha una falla: non ho effettuato verifiche periodiche delle impostazioni. Dovrò prendere l’abitudine.
  5. Non ricordo se su iOS 7.1.2 fosse possibile, ma sull’iPad (iOS 8) e adesso sul nuovo arrivato ho preso l’abitudine di impostare un codice di accesso ben più lungo delle tipiche 4 cifre.
  6. L’autenticazione a due fattori dovrebbe essere estesa a più servizi possibile e le password specifiche per le applicazioni sono un buon sistema, ciò non toglie che se sul cellulare era presente un password manager e si è paranoici verrà ugualmente voglia di cambiare tutte le master password.
  7. Il ladro ovviamente ha sempre la possibilità di smontare tutto e vendere i pezzi nel mercato dell’usato: rubare rimane un triste affare.

Emanuele

Propositi di ogni anno.

Peanuts - Abbronzatura

Puntualmente, ogni Agosto, mi rendo conto di esser dietro mesi rispetto al resto dei bagnanti. Oggi ci compromettiamo per una casa con giardino. Chissà se sotto questo aspetto, nel mio futuro, qualcosa finalmente cambierà.

Emanuele

Forgiati.

Falcone e Borsellino

Ernest Hemingway diceva che ogni generazione è segnata da un evento, e che questo evento forma l’immaginario e i racconti di quella generazione, e cioè il modo di vedere e leggere il mondo. Per la sua generazione, spiegava, quell’evento era stato la prima guerra mondiale. Per chi è nato in Sicilia negli anni settanta, o negli ottanta come me, quell’evento è l’esplosione delle bombe che hanno ucciso Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini che scortavano i due giudici.
 
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Mi torna in mente una frase, legata indissolubilmente all’arrivo dell’estate nella mia infanzia: “Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe“. Era incisa su uno striscione, molto spesso quello di apertura del corteo in memoria delle stragi. L’ho tenuto in mano più volte nel tempo e mentre scrivo, riesco a ricordare lo spessore di quella tela. E’ un po’ come aver memoria della pelle di qualcuno e non poterla cancellare.

Emanuele

Avete giocato con Better Champions?

Questo è un post sponsorizzato, riservato ad un pubblico maggiorenne.

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Il concorso Better Champions prosegue. In questi mesi ha reso felici un bel numero di persone permettendo loro di seguire dal vivo i più importanti tornei di calcio europei. Better Champions infatti è un modo per ricompensare i giocatori più fedeli facendo vivere “due giorni da campioni“.

Stadio Club

Ve ne avevo già parlato qualche mese fa e adesso siamo arrivati alla sesta ed ultima tappa di questa avventura. I fedelissimi sono già stati a Torino, Londra, Barcellona, Monaco e Madrid dove hanno potuto assistere alle partite di Juventus, Chelsea, Barcellona, Bayern e Real. Sicuramente per un tifoso, avere la possibilità di seguire così da vicino il campionato dev’essere una bella esperienza.

Il premio però non si limita a questo ma prevede anche lo spostamento (con partenza da Roma) verso la tappa estera e una notte con colazione in un hotel a quattro stelle. Insomma… un premio-vacanza sotto tutti i punti di vista che se condivisa con un amico può far dimezzare le spese senza troppe rinunce.
Per l’ultima tappa, Better ospiterà i vincitori dal 5 al 7 giugno a Berlino, città dal passato pieno di storia che sarà bello scoprire nelle ore prima e in quelle subito dopo la partita. Partecipare è semplicissimo: basta fare una scommessa – come indicato nel regolamento – sperando che la buona sorte sia dalla vostra!

Emanuele

Paura di volare.

Nel 1968, quando l’espertissimo pilota di Formula 1 Jim Clark morì in gara, tutti rimasero sconvolti. Potrebbe succedere a chiunque di noi, dicevano i suoi colleghi. Dopo l’incidente al volo della Germanwings il ragionamento è più o meno lo stesso. Non è come il caso dell’aereo malese che volava su una zona di guerra in Ucraina, o quello dell’aereo algerino in Mali: stavolta si tratta di un apparecchio europeo che volava sull’Europa occidentale. L’unica lezione che se ne può trarre è che può succedere ovunque. Ma quando le cause non sono ancora chiare, come in questo caso, la statistica ci viene in aiuto.

 

Volare è sicuro? Si, rispondono i dati. Nel 1989 ci sono stati 35 incidenti mortali, nel 2000 solo 21, nel 2005 solo 15 e l’anno scorso appena 11. Ai viaggiatori però interessano le probabilità di essere coinvolti in un incidente simile. Nelle peggiori compagnie la possibilità sono una su un milione e mezzo, in quelle medie una su 3,4 milioni e nelle migliori una su dieci milioni. Secondo Arnold Barnett, del Massachussetts institute of technology, uno statunitense dovrebbe volare ogni giorno per quattro milioni di anni per essere sicuro di morire in un incidente. Vi sembra ancora troppo pericoloso? Facciamo qualche paragone. Le probabilità che facendo un bagno in mare siate attaccati da uno squalo sono una su tre milioni. Ma di solito il confronto è con gli incidenti stradali. Il consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha fatto il calcolo sette anni fa: la probabilità di morire in un incidente d’auto è 75 volte superiore a quella di morire in un disastro aereo. Quindi perché non abbiamo paura di salire in auto?

 

Ma i dati hanno un difetto. Non tengono conto della psiche dell’Homo sapiens, che si è formata decine di migliaia di anni fa nella lotta per la sopravvivenza. E questa logica, sebbene poco aderente alla realtà, dice che una persona che guida un’auto è più o meno padrona del proprio destino, mentre in aereo non lo è. L’esperienza del cacciatore ha la meglio su qualunque statistica.

 

Zbyněk Petráček, Lidove Noviny, Repubblica Ceca

Giusto per tenere i piedi per terra.

Emanuele

John Gruber non è un tecnico.

L’informazione Apple italiana è sempre più piena di immondizia. Lo sostengo (e ne soffro) da tempo. I blogger storici sono sempre più simili allo strillone degli anni ’20. Il fenomeno, come scriveva Bicyclemind (una recente bella scoperta che apprezzo e vivo come un salvagente in un oceano) purtroppo non è solo italiano:

La qualità delle notizie di TUAW & simili è molto scarsa: comunicati stampa, rumors, recensioni apatiche di prodotti e applicazioni poco interessanti, roba “esclusiva” che non lo è, etc.; tutto materiale scontato e disponibile ovunque in mille altre declinazioni. O forse eravamo tutti così anni fa, e semplicemente loro hanno mantenuto con la stessa linea: nuovo aggiornamento per OS X, nuovo rumors su iPhone, nuovo brevetto registrato da Cupertino, altro rumors più due nuove applicazioni di dubbia qualità.

Fortunatamente su internet girare l’angolo è un attimo e, non avendo difficoltà, le mie fonti di informazione Apple sono sempre più sbilanciate verso quelle in lingua anglofona. Di certo però è una sconfitta per il panorama italiano che non sprona gli appassionati del settore a fare quel passo in più dal puro gossip-informatico ma che continua a puntare prepotentemente alle pageview, ai click sui banner, al titolo-scoop da far scalare su Google. Tecniche che, ciecamente, sono intraprese anche a livelli più alti del giornalismo italiano. [1]
Una delle sensazioni più frequenti che ho è che gli informatori italiani sono caduti nella trappola del fanatismo religioso: è difficile segnalare errori di Apple (l’intera community ti si rivolta contro) e spesso è stressante puntualizzare inesattezze. Apple, per certuni, si è letteralmente trasformata nel Dio che sfama il popolo e i suoi “sacerdoti” han sempre la verità in tasca. Un “Apple Genius” che ha seguito un corso di formazione è un santone da non contraddire. Stiamo parlando di corsi di formazione [orientati alla vendita, ma non glielo dite], non di percorsi di studi nel settore. [2]

SpiderMac - iOS multitasking

L’ultimo esempio arriva da SpiderMac, un blog che anni fa leggevo con piacere ma che oggi, con questo post (l’ennesimo di una lunga serie), rimuovo dal mio feedreader. Nel tempo sono andati via dalle mie letture quotidiane MelaBlog, MelaMorsicata, TheAppleLounge (altri non li ho neanche mai aggiunti in partenza) tutti diventati una sorta di Novella2000 dell’informatica Apple-centrica in cui non è gradito alzare la mano per dire due parole fuori dal coro da una delle panche del santuario. Probabilmente son cambiate le mie esigenze e l’informazione di cui ho bisogno è cresciuta ma è anche possibile che John Gruber non sia un tecnico [3] e io abbia sbagliato tutto.

In ogni caso auspico il ritorno di un’informazione oggettiva, seria e ponderata nel panorama italiano. Non ho fretta di leggere l’ultima notizia la mattina dopo, pubblicata con un approfondimento quasi nullo rispetto al comunicato stampa appena diffuso dall’azienda stessa. Preferisco articoli come quelli di Ben Evans, Om Malik o Marco Arment. Tutta gente che analizza, sviscera, sospetta, ipotizza. Non si accontenta di aprire la bocca e farsi indottrinare col cucchiaino.

Emanuele

[1] Un esempio è Repubblica, anch’esso tagliato fuori dal mio feedreader. Presumo che la lingua italiana limiti il pubblico a numeri tali per cui è più difficile avere introiti sufficienti per mantenere comodamente il progetto. Ovviamente non è lungimirante nascondersi dietro questo aspetto e perseverare.

[2] Se vi interessa diventarlo, ci sono delle posizioni aperte in Italia su Jobs Apple (IT), non è richiesta una laurea.

[3] Probabilmente un paio di applicazioni di successo per iOS che risultano a suo nome non bastano se il “think different” (più che lecito) può volerci far ignorare anche la sua laurea.