I giapponesi si liberano degli oggetti inutili per ritrovare il senso delle cose.

Minimalismo giapponese

“Sono diventato un minimalista per consentire alle cose che mi piacciono davvero di emergere fino alla superficie della mia vita. […] In occidente completare uno spazio significa metterci qualcosa dentro”, commenta Naoki Numahata, 41 anni, scrittore freelance. “Tuttavia, con le cerimonie del tè o con lo zen, le cose sono lasciate incomplete di proposito, così sarà l’immaginazione delle persone a rendere quello spazio completo”.

Sembra – non lo sapevo ma mi sembra credibile – che tra i discepoli di questa filosofia si annoveri anche Steve Jobs. Liberarsi dal superfluo è un bel modo per riuscire ad accogliere quel che reputiamo importante e per rivalutare il significato del possesso.

Emanuele

Felicità.

Sei partito all’alba di una vita. Hai deciso, in maniera inspiegabile per qualsiasi umano, che era sufficiente quel che avevi visto, quel che avevi fatto e quel che avevi detto. A distanza di alcune settimane continuo a pensare alle ragioni che possano spingere un destino a cambiare forma. Me lo domando per dare una risposta alla mia vita più che per cercare risposte sulla tua: sono, ignobilmente, un umano fragile ed egoista. Non capisco, non comprendo, non riesco a formulare un sol pensiero che sappia stare veramente in piedi, che dia senso a tutto questo. Ho vissuto giorni in cui pensavo per istanti inverosimilmente lunghi “è tutto uno strano incubo, in realtà non è successo nulla”. Stupidamente le evoluzioni della mia mente si annodano in elucubrazioni che nulla avranno a che fare con la serenità nella quale sarai avvolto. “Che ci ridi” gridava tua madre tutte le volte che non prendevi le cose sul serio. “Che ci ridi” ti urlava disperata e inconsolabile osservando la foto che accompagnava il tuo arrivederci.

E io da giorni penso e ripenso. La mia mente è come un quattordicenne che vaga un pomeriggio d’estate. Non ha meta ma continuamente cerca l’occasione per dare un senso al suo esplorare. Nessuna guida riesce davvero a rapirmi. «Perché te ne sei andato? Perché?». Sarà difficile, probabilmente impossibile, trovare una risposta. Secondo un poeta greco la nostra permanenza terrena non rappresenta altro che “una ferita nell’inesistenza”. Vero (vero?). Razionale. Poetico. Crudo e crudele allo stesso tempo. Dovrò concedergli la vittoria?

Mi hai insegnato che la vita va vissuta felicemente. L’hai insegnato a me e non solo a me. Ci hai insegnato, in maniera irresponsabilimente scansonata che non c’è un giorno da perdere affinché questo accada. Se non si è felici, non ha senso perseverare. Il tempo è breve per concedersi troppa tristezza. L’unico diritto inalienabile è la felicità e siamo tragicamente chiamati ad essa. Dobbiamo onorarla per non sprecare questa incredibile opportunità che ci è concessa. Nonostante la giovane età mi hai insegnato tanto e di questo te ne sarò sempre grato.

Non tornerai più ad aggiunger confusione al delirio stupido di certi momenti insieme, ma sarai nascosto, in maniera invisibile, silenziosa, pungente nella missione più ardua da portare avanti. Felicità.

Emanuele

Estate a Basilea.

Ho trascorso l’ultima settimana a Basilea. Non vi annoierò con gli aneddoti sui prezzi da folli di alberghi e ristoranti e non vi svelerò neanche che, al pari dei frontalieri italiani, anche da Francia e Germania tanta gente fa avanti-indietro quotidianamente.

L’unica cosa che di questi giorni val la pena raccontare è il metodo assurdo, inaspettato, a tratti esilarante, col quale i cittadini sfruttano il Reno (il fiume che attraversa Basilea) per trovare refrigerio nell’unica settimana calda che solitamente li attende.

Sacca impermeabile [1], vestiti, chiavi e cellulare all’interno e poi – splash! – giù per il fiume, trascinati dalla corrente per un chilometro o due (in base a quanto hai voglia di camminare al ritorno).

Mai vista una cosa simile. Era un mix tra la visione di un’ondata di migranti, le scene di quotidiana povertà degli indiani nel Gange e la disperazione di chi non ha modo di godere del relax che una giornata al mare può regalare.

Ad essere sinceri, avessi avuto più tempo, un giro sulla giostra l’avrei fatto anch’io.

Emanuele

[1] Le Wickelfish, in vendita solo a Basilea, si acquistano alla modica cifra di 28CHF.

Raccogliendo susine.

Pulcini di tortora
C’è che mi trasformerò in un vecchio noioso, ma il ritorno alla natura che sto vivendo da quando ho casa fuori città mi rigenera, mi da aria e speranza.

Da qualche settimana una mamma-tortora custodiva gelosamente i suoi piccoli allontanandosi sporadicamente. Nonostante tutta la delicatezza mostrata, ieri – mentre ero in piedi su una scala intento a raccoglier susine – si è spaventata e per dieci minuti ha lasciato incustodito il nido. Così, senza invader troppo il loro spazio, ho colto l’occasione per scattare qualche foto.

Io in città non ho – decisamente – voglia di tornare.

Emanuele

La gentilezza ai tempi di Siri.

“Adoriamo la nostra Amazon Echo, ma ho paura che stia trasformando nostra figlia in una stronza maleducata”, ha scritto qualche tempo fa Hunter Walk, un investitore della Silicon valley.

Con Alexa non c’è bisogno di dire “per favore” o “grazie”, anzi: il dispositivo risponde meglio se gli si chiede qualcosa bruscamente. “A livello cognitivo, non sono sicuro che un bambino capisca perché si possono dare ordini ad Alexa ma non a una persona”, ha scritto Walk. Come fa una bambina di quattro anni a imparare che gli altri membri della famiglia non sono semplicemente lì per obbedire ai suoi ordini, quando un membro della famiglia è un dispositivo elettronico progettato esattamente per fare questo?

Alexa, come Siri e come tutti gli altri assistenti vocali, preferiscono frasi dirette, concise, non troppo articolate. Questa necessità impoverirà la nostra sensibilità e la nostra educazione?

Emanuele

Evoluzione.

Computer IBM 350 Disk File
L’armadio metallico qui sopra – fotografato nel 1956 mentre viene caricato su un aereo cargo – è uno dei primi computer: l’IBM 350 Disk File. Pesava una tonnellata, era lungo 150 centimetri, alto 172, profondo 74. Lo si poteva affittare per l’equivalente di 25 mila euro al mese e poteva registrare l’equivalente di 5 milioni di caratteri.

Da ingegnere informatico non potevo non salvarne una foto qui. Lamentarsi dello spessore dei portatili odierni fa sembrare dei bambini viziati.

Emanuele

Non otteniamo sempre tutto quel che vogliamo? Meglio così.

Secondo un vecchio proverbio, esistono due modi per essere infelici. Uno è non ottenere quello che si desidera. L’altro è ottenerlo. Il problema della felicità è che l’idea che possa finire ci intristisce. […] Secondo i veri buddisti, la soluzione è smettere del tutto di desiderare. Un’alternativa immediata più pratica è semplicemente ricordare che i desideri possono essere fuorvianti.

Can’t always get what you want? Don’t worry

Emanuele